Quando chiudi la tua stagione con in tasca la vittoria del campionato, la promozione in Prima categoria ed anche il titolo provinciale, significa che la tua stagione è stata di quelle da incorniciare e da ricordare per un bel po’. E’ quanto accaduto quest’anno alla Stella Sestrese.

«La vittoria di sabato scorso è stata la ciliegina sulla torta – ci racconta Andrea Catania, giocatore, addetto stampa e tra i fondatori di una Stella a cui in tanti, adesso, fanno la corte – E’ stata un’altra soddisfazione enorme, dopo la vittoria del campionato e la conseguente promozione in Prima. Una soddisfazione che tutto il nostro gruppo vuole dedicare al presidente Margiotta, al nostro ds “Tatti” Busallino e al presidente Sciortino, che non hanno potuto essere lì a festeggiare con noi tutti e tre per problemi di salute, per fortuna ora risolti».

Adesso però l’asticella si alza ancora: la Stella va in Prima. «Questo è un gruppo fantastico, che anche in Prima può far bene e raggiungere tutti i propri risultati. Perché questo sogno possa avversarsi, però, abbiamo bisogno che qualcuno sia disposto a darci una mano. Quando il presidente Margiotta tornerà, festeggeremo di nuovo anche con lui e poi ci metteremo al lavoro per trovare la persona o le persone giuste per questo. Tutti noi vogliamo che il patrimonio che è stato costruito in questi tre anni di lavoro non vada perduto e quindi abbiamo bisogno di trovare uno sponsor o qualcuno che possa aiutarci. Io credo che la Stella, per crescere, possa ispirarsi a due “modelli di fare calcio”. In primis il Certosa, per come è riuscito a creare un gruppo, per lo spirito che li anima e per come lavora ogni anno sul concetto di autofinanziamento. Ritengo che quello che hanno fatto in tutti questi ultimi anni sia un esempio splendido. E poi penso alla Vecchiaudace Campomorone, che è salita in Prima due anni fa, non ha assolutamente rivoluzionato il proprio gruppo storico ma anzi ha tenuto tutti quei giocatori che l’avevano portata a quel traguardo. Ha solo aggiunto via via alcuni giovani e sono ormai due anni che sta ottenendo quelli che sono i suoi obiettivi. La Stella deve fare questo, in sostanza: tenere unito questo gruppo storico, inserire dei giovani di qualità per ottenere una salvezza tranquilla e dare così continuità. E quando parlo di gruppo, non intendo solo i giocatori, ma anche il presidente Margiotta che sentiamo a tutti gli effetti uno di noi, il nostro mister, Colacchi e tutti i nostri dirigenti. Noi vogliamo andare avanti tutti insieme e per far questo cercheremo in tutti i modi di trovare una soluzione adatta».

In queste settimane, poi, siete la squadra più “corteggiata” del momento. «E’ vero – commenta divertito  Catania – Fa un po’ sorridere pensare che quando siamo nati, tre anni fa, in pochi hanno creduto in questo progetto, in questo gruppo, e adesso che siamo arrivati dove siamo qualcuno, a parole almeno, si sta avvicinando a noi con idee di grandezza che sono anche eccessive, pensando di portare la Stella a fare campionati superiori, in Promozione o addirittura in Eccellenza. In realtà, a noi serve molto meno. A noi serve qualcuno che sia disposto a darci una mano per andare avanti con questo gruppo: presidente, dirigenti, giocatori e allenatore. Tutto qui».

Tornando al campionato, c’è una partita che ricordi con particolare emozione? «Paradossalmente, la partita più difficile dell’intera stagione, è stata quella contro l’ultima in classifica, il Granarolo, durante il girone di ritorno. Venivamo da due pareggi di fila, siamo scesi in campo in 13 contati e con alcuni giocatori costretti anche a giocare fuori ruolo e alla fine abbiamo vinto, sudando non poco, per 2-1 e senza nemmeno meritarlo a pieno, a dirla tutta. Queste però sono anche le vittorie più importanti nel corso di una stagione, quelle più difficili e conquistate con le unghie e con i denti. Personalmente, poi, ho un’altra partita a cui sono molto legato ed è il derby di ritorno contro il Fegino, quello che abbiamo vinto per 4-0. Quel giorno, tornavo in campo dopo un lungo stop, causato da un brutto infortunio alla schiena dal quale ero uscito grazie allo splendido lavoro dello staff sanitario della Sestrese con in testa il responsabile Salvatore Cappadona, che mi ha davvero rimesso in piedi dopo tre mesi di problemi. Quel giorno, poi, ho anche festeggiato il mio rientro con un gol, merce rara per me, anche se uno all’anno, alla fine, me lo regalo sempre».

In generale, comunque, è stato davvero un campionato avvincente e combattuto fino alla fine. «La nostra splendida stagione, con i grandi numeri che abbiamo fatto, è al tempo stesso la miglior testimonianza del valore dei nostri avversari. Se sono stati in grado di restarci incollati fino alla fine, è segno che anche loro hanno fatto qualcosa di strepitoso. Penso al cammino del Ravecca, dell’Oregina e del Voltri 87: hanno dimostrato fino all’ultimo di essere delle grandi squadre, riuscendo a darci battaglia fino alle ultime giornate, rendendoci la vita difficile. Ma le vittorie che contano sono quelle conquistate contro avversari di valore. Ci ha fatto anche molto piacere ricevere i complimenti delle altre squadre. E’ segno che siamo sempre stati corretti nelle nostre partite. Qualcuno a fine campionato ha fatto qualche polemica ma noi ne restiamo fuori. Abbiamo fatto il nostro campionato e andremo sempre a testa alta».