C’è solo un Presidente: Beppe Ghu e il Taggia, quando l’unione fa la forza

C’è solo un Presidente: Beppe Ghu e il Taggia, quando l’unione fa la forza

Quando chiedo a Beppe Ghu cosa più gli manchi in questo momento, il presidente del Taggia risponde la quotidianità: la segreteria, lo spogliatoio, gli uffici del Marzocchini che ormai, da quasi due mesi, sono inesorabilmente vuoti.

E in quei locali il patron giallorosso, in carica da ormai 12 anni, non è mai solo: questo Taggia, ci spiega, nasce dall’unione di intenti di un gruppo di amici che ha come principi fondanti “la coesione, l’amicizia e il volontariato.” La loro passione per questo sport e questa società ha portato il Taggia, passo dopo passo, mattone dopo mattone, a sgomitare per un posto in Eccellenza. Tutto inutile, purtroppo.

“Stavamo disputando un campionato avvincente, – dice Ghu senza nascondere un velo di rammarico – con la Sestrese era un testa a testa che prometteva spettacolo, in quella che per noi è l’annata più importante della storia. Peccato che, tra le tante cose negative, la pandemia abbia interrotto un sogno calcistico.”

Lei cosa si auspica? L’impressione è che ci siano tanta confusione e bisogno di aiuti per le società…

“Hai detto perfettamente quello che è il mio pensiero: c’è tantissima confusione. Si leggono e si sentono mille cose… le difficoltà che ci sono a livello generale ci sono anche nel calcio. Il nostro sport è sicuramente meno importante del lavoro, ma comunque ha un indotto che sposta centinaia di persone e crea una piccola economia. Sicuramente da soli non ce la faremo. Abbiamo necessità di essere sostenuti dalle federazioni in modo molto più corposo di come hanno fatto fino a adesso. Servono aiuti e iscrizioni agevolate, perché saranno moltissime le difficoltà nella gestione quotidiane. Non immagino i protocolli di sicurezza da rispettare in questa situazione attuale. Ma in questo periodo possiamo solo aspettare: lo sport deve fare la sua parte aspettando che arrivi il suo momento. Prima risolviamo le cose importanti e poi potremo tornare a giocare tranquilli.”

Cosa le manca di più del mondo calcistico.

“A noi tutti manca la quotidianità, il contatto umano e l’adrenalina che ci dà questo sport. Ma ci auspichiamo prima di tutto un ritorno alla normalità, perché non vedo una soluzione immediata per il calcio. A Taggia siamo una grande famiglia, una vera associazione di amici che vivono il Taggia tutti i giorni dell’anno. E in questo momento in cui le aggregazioni non sono ammesse, la mancanza di questa quotidianità si sente veramente tanto.”

Da qualche anno il Taggia vanta anche un buon settore giovanile.

“Una società non è completa se non ha un settore giovanile e non si impegna a investire e migliorarlo. Da un paio d’anni abbiamo fatto uno sforzo importante cercando di ampliare il settore giovanile. Che peccato, proprio quest’anno avevamo raggiunto il record di iscrizioni. Abbiamo squadre competitive con ragazzini interessanti, stavamo andando bene dalla Juniores alla Scuola Calcio, che ha tante leve. I nostri ragazzi sono stati i primi a fermarsi, e forse è un rammarico ancora più grande della prima squadra. Sapere che i ragazzini sono a casa, che non possono giocare, mi lascia l’amaro in bocca perché loro sono il futuro della nostra società. Spero di rivederli presto in campo a scorrazzare e far casino.

E tra gli amici del Taggia c’è anche Fabio Fognini, che qualche anno fa ha indossato la vostra divisa…

“Nel nostro gruppo di amici c’è anche il papà di Fabio, Fulvio, un dirigente storico che ci aiuta in questa esperienza. Un po’ di anni fa ci siamo inventati questa avventura con Fabio calciatore, che, per lui, è stato come coronare un suo piccolo sogno. Fognini, campione di tennis, si è calato per un giorno nei panni del calciatore dilettantistico con una umiltà eccezionale. Quella giornata è uno dei ricordi indelebili di cui parlavamo prima: c’era un clima disastroso, pioveva a dirotto, ma c’erano i giornalisti di Sky, Gazzetta e tutti i principali giornali a filmare o raccontare quella partita: più che al Marzocchin ci sembrava di essere a San Siro. Fabio è un amico, e in quel periodo giocavano nel Taggia i suoi amici di infanzia. Ricordo la gioia di un grandissimo campione che, seppur abituato a palcoscenici importanti, si è emozionato. E ha emozionato tutti noi. Un grandissimo piacere, è un nostro tifoso e noi tutti siamo suoi tifosi.”

Il suo Taggia ha lanciato, tra gli altri, un grande mister: Amedeo Di Latte.

“Amedeo, oltre ad essere un caro amico, è una persona eccezionale. Ha mosso i primi passi a Taggia, in pochi lo conoscevano allora. Da noi ha fatto benissimo, lasciando un ricordo indelebile. La sua grande umanità è per noi indimenticabile.”

Anche il mister attuale è molto giovane e sta facendo bene.

“Siciliano lo inseguivamo e lo conoscevamo da molto tempo, era un ottimo giocatore. Simone mi ha stupito, ha un carisma e una conoscenza del calcio notevole. Al di là di quello che dimostrerà da mister, ha la grande dote di tener coeso un gruppo facendosi rispettare e amare allo stesso tempo. Anche da giocatore aveva grande talento, ha fatto meno di quello che avrebbe meritato.”

Ghu e siciliano

Ghu con mister Siciliano

I suoi ricordi più belli legati alla sua decennale presidenza.

“Per me proprio nella quotidianità ci sono tanti piccoli piacevoli ricordi, belle giornate, vittorie… Poi logicamente le promozioni. Ricordo la promozione dalla Seconda alla Prima: noi eravamo ancora dei “novellini”, ci sembrava di aver vinto la Coppa dei Campioni. Con Amedeo (Di Latte, ndr) siamo arrivati in Promozione, e fu particolarmente emozionante perché il Taggia non era in questa categoria da tanti anni: c’era l’orgoglio del gruppo che rappresento di essere tornato su un palcoscenico importante.”

E giocatori con cui ha legato in maniera particolare?

“Domanda difficile. Ho instaurato un rapporto di vera amicizia con tutti i ragazzi che sono passati a Taggia. Questa è la massima soddisfazione di fare i presidenti o i dirigenti di calcio: incontrare ragazzi giovani che in futuro erediteranno la nostra passione. Ragazzi eccezionali che sono anche scesi di categoria per aiutare noi. Non faccio nomi, pur avendone tanti, perché rischierei di fare torto a qualcuno che mi dimentico. Li tengo per me…”

Dove vuole arrivare il suo Taggia?

“L’emergenza coronavirus ha cambiato le carte in tavola, ci aspetta un periodo davvero duro. È difficile parlare di progetti futuri, noi come tutti affronteremo grandi problemi. Sarà difficile trovare sponsor e veicolare denaro in società. Penso alla gestione delle quote: le famiglie, come noi aziende, stanno passando momenti di difficoltà. Stavamo cullando un sogno, quello dell’Eccellenza, fino a qualche anno fa irrealizzabile. C’eravamo vicini, chissà un domani… ma oggi vedo solo un difficile ed incerto futuro per tutti.”

Grazie per la chiacchierata Presidente! E in bocca al lupo al suo Taggia!

T.I.

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