Pinuccio Ferrando è il vicepresidente della Praese, ma anche il primo tifoso, l’anima e la storia di questa società. Il campo sportivo porta infatti il nome di suo papà, e la sua dedizione per questa squadra diventa così non solo un amore, ma quasi un obbligo morale e affettivo. Una Praese che ha visto nascere dalla fusione di due anime (una lavoratrice, Edera Prà, e l’altra cattolica, Folgore Prà), crescere e sopravvivere in un mondo difficile come quello dilettantistico: e tutto, riuscendo a portare avanti valori importanti come quello del divertimento, in linea con quel puro e semplice spirito, forse un po’ vintage, del dilettantismo. Spirito che la Praese cerca di trasmettere non solo alle nuove generazioni…

Raccontaci la tua personale storia nel mondo del calcio: a partire, cronologicamente, da quella di giocatore.

«Come giocatore, la mia purtroppo è una carriera brevissima. A detta di tanti, quando giocavo negli Allievi, ero un giovane giocatore promettente. che poteva avere grandi possibilità in un futuro nel mondo del calcio. All’età di sedici anni però, in uno dei tanti tornei estivi, mi sono fatto male al ginocchio: un bruttissimo infortunio, da cui per fortuna, attraverso cure ricevute tra Genova e Bologna, sono riuscito a riprendermi e a tornare alla normalità. Però ormai avevo perso tanti, troppi treni: ho ripreso a giocare a livello dilettantistico, ma purtroppo non avevo più quell’aggressività che serve in questo sport. Qualche anno tra Prima Categoria e Promozione, e niente più. Ho smesso di giocare a circa ventidue anni, quando ho iniziato a lavorare, ed è così che ho iniziato sin da subito a collaborare a livello dirigenziale».

Da cariche a livello dirigenziale a un importante percorso all’interno del Comitato Ligure della LND.

«Nel 1983 ho iniziato a collaborare con il grande amico Gianfranco Stoppino, con cui ho lavorato per un anno a Pontedecimo; poi qualche anno dopo, sempre con lui, sono entrato nel mondo delle Rappresentative Giovanili (la prima rappresentativa a raggiungere il terzo/quarto posto, in Umbria). Sono rimasto in questo giro per tantissimi anni insieme a un altro grande amico, Santino Bruzzo. Con un pensiero naturalmente sempre per la mia Praese, di cui sono sempre rimasto, nel frattempo, il primo tifoso. Una collaborazione che poi nel 2004 è diventata ufficiale a tutti gli effetti, dal momento che sono stato eletto come Consigliere del Comitato Ligure della LND, carica che ho ricoperto sino al 2016 al fianco dei già citati Bruzzo e Stoppino, e dell’immenso Gino Andreani, grande scopritore di giovani talenti oltre che un grande amico. E proprio con lui come C.T. (e Roberto Torre allenatore) nel primo anno in Rappresentativa insieme, nel 2005 (Umbria), siamo arrivati alla finalissima: lì abbiamo vissuto l’orribile esperienza del terremoto. Nella mia vita, ho preso per lavoro tantissimi aerei, ho fatto tantissime esperienze… ma una paura così non l’avevo mai provata prima». 

Oggi sei vice presidente, ma sei anche l’anima e la storia della Praese… in fondo, il vostro impianto porta proprio il tuo cognome, il cognome di tuo papà.

«Sicuramente sono il tifoso numero uno: quando avevo circa dieci/undici anni, mio papà mi portava sempre come ‘mascotte’ sui campi a vedere la squadra. La Praese nasce dalla fusione tra Prà Folgore 1963 ed Edera Prà Palmaro, e quest’ultima fu fondata proprio da mio padre nel 1945. L’Edera era la squadra, per così dire, “dei laici”, mentre la Prà Folgore quella “dei cattolici”: i due presidenti erano rispettivamente mio padre e Don Giorgio Parodi, che erano un po’ come Peppone e Don Camillo: infatti li chiamavano così! Vi posso raccontare un aneddoto?»

Certamente!

«Proprio per questa differenza di ideologie, mio papà soffrì molto questa fusione, nonostante stimasse molto Don Giorgio e la stima fosse reciproca. Prima della fusione, mio padre è stato anche un allenatore: e fu proprio Don Giorgio a chiamarlo per allenare la Prà Folgore. Mio padre accettò, e il destino ha voluto che quell’anno le due squadre di Prà terminassero prime e pari punti, disputando così lo spareggio finale: e mio padre sconfisse proprio la sua Edera, a malincuore. Dovrei avere ancora una foto con Don Giorgio che lo porta in trionfo sulle spalle, mentre lui, con lo sguardo, non sembra affatto felice…! Al di là di questi ricordi, oggi cerco di portare avanti la storia iniziata con tanta passione e dedizione da mio papà, al quale è stato intitolato il campo proprio per le attività sociali e sportive che ha compiuto in favore del calcio di Prà durante tutta la sua vita».

 

pinuccio ferrando

Ecco la foto: a destra Don Giorgio Parodi porta in spalla G.B. Ferrando dopo la vittoria nello spareggio. Come potete notare, il suo viso non mostra molta felicità… (foto inviata da Pinuccio Ferrando)

 

Raccontaci un po’ l’ambiente della Praese.

«La storia della Praese l’hanno fatta tutte quelle persone che hanno dedicato (e/o dedicano ancora) tempo e sudore per questa società; molti di noi sono nati con la Praese, soprattutto il nostro Presidente Gianni Caviglia. È facilissimo spendere belle parole per lui, perché ha dato tutto per la società, e tutt’ora è l’anima della Praese. Sia lui che sua moglie, Griselli, Bruzzone… sono tutti compresi fra quel gruppo di persone che, come ti dicevo prima, hanno fatto la storia di questa società. Praese per me significa casa e famiglia. Ecco, se devo trovare un qualcosa in cui possiamo migliorare… abbiamo bisogno di ringiovanire un po’ il quadro societario, cosa che dovrebbe avvenire nell’immediato futuro. Gli anni passano, e siamo orgogliosi di portare avanti la nostra mentalità, un po’ all’antica: lo sport per diletto e passione, come la stessa terminologia suggerisce. Ma con i giovani speriamo di trovare quello sprint e quell’iniziativa che forse ci mancano: è sempre più difficile, soprattutto in questi periodi, portare avanti una società nel mondo del calcio dilettantistico».

Quanto è importante il Settore Giovanile e la Scuola Calcio per la vostra società?

«Sono importantissimi. Le stesse società dalla cui fusione è nata la Praese, si sono sviluppate proprio in ottica dell’attività sportiva giovanile sul territorio: a Prà è sempre stato importante portare i ragazzi a fare sport. E oggi è ancora più importante per moltissimi motivi. Quest’anno la Scuola Calcio ha registrato un numero elevatissimo di ragazzini, siamo riusciti a sviluppare tutte le attività sul nostro campetto a Pra; per quanto riguarda il Settore Giovanile altrettanto bene, fatta esclusione per il piccolo neo di non essere riusciti a mettere su la leva 2005.

La Scuola Calcio e il Settore Giovanile ci permettono di far crescere ragazzi che possano poi unirsi alla nostra prima squadra (vista anche la regola del fuori quota…). Da noi ne sono passati davvero tanti: Imbesi, Vargiu, D’Agostino, Bonadio sono solo alcuni nomi. E in genere rimane sempre un bel ricordo della Praese: forse, per questa nostra, per così dire, conduzione “familiare”, senza imposizioni o regole troppo rigorose. Per esser soddisfatti e contenti è necessario solo che i ragazzi si divertano: è non c’è niente di più bello di raccogliere i frutti del lavoro svolto dall’attività giovanile».

 

Andrea Cisternino con la maglia della Praese.

 
A proposito, riguardo la regola dei fuori quota?

«Secondo me è una regola che non va bene: ha creato più problematiche che altro. E quello che non capisco, è per quale motivo sia stata imposta: se è per visibilità, l’avrei messa solo dalla Serie D in sù, perché sicuramente hanno maggior visibilità rispetto al mondo dei dilettanti. Se invece si fa una questione di “risparmio”, io non lo trovo riscontro: tante società non hanno neppure un settore giovanile, e così si vedono costrette a investire anche in questo senso: insomma, vedo più costi che risparmi. Noi in questi anni abbiamo avuto la grande fortuna non solo di poter contare su un settore giovanile, ma di trovare ragazzi come Cisternino e Pinna che sono cresciuti qui alla Praese, e che hanno iniziato a giocare con i grandi in prima squadra (Promozione) ancor prima che diventassero fuori quota. Per farti un esempio, questo per Cisternino è il primo anno da “non fuori quota”, ma gioca già da cinque anni in prima squadra».

È il momento dei ricordi: c’è una stagione e una partita che ricordi particolarmente?

«In così tanti anni, ci sono state diverse stagioni che mi sono rimaste nel cuore. Ve ne potrei dire una che ho vissuto in prima persona: nel 1976, quando abbiamo vinto il campionato di Seconda Categoria con mister Sergio Tanganelli. Ma vi potrei dire anche l’anno in cui abbiamo vinto la Prima Categoria con mister Riccardo Pilastri. Oppure quella con Riccardo Cazzola; o ancora, quella con Carletti lo scorso anno… Le stagioni in cui si vince, si ricordano tutte con piacere. C’è però una partita in particolare che in effetti mi è rimasta impressa: come vi ho detto anche in precedenza, sono il primo tifoso e spesso soffro molto durante le partite. Alcune, non riesco neppure a finire di vederle. L’anno in cui poi abbiamo vinto il campionato con Cazzola, andammo a giocare a Ronco: alla fine vincemmo, ma durante la partita stavo soffrendo così tanto che venti minuti prima del termine sono uscito a fare un giro. Stavamo vincendo, ma tra me pensavo – “Va a finire che porto male…” – e così, mi allontanai. Sono rientrato alla fine, e ricordo che Riccardo Cazzola mi prese in giro per un sacco di tempo».

 

pinuccio ferrando

Pinuccio Ferrando festeggia la Promozione con la parrucca verde (fonte: canali social della società)

 

E momenti di sofferenza?

«Sapete, sono più i campionati che abbiamo sofferto piuttosto che quelli vinti. Il tifoso della Praese è come il genoano: dopo una vita di sofferenze (calcistiche), ci siamo quasi abituati a soffrire. Pensa che io sono sia genoano che tifoso della Praese!»

C’è qualcosa che cambieresti se potessi tornare indietro?

«Ogni volta che mi fanno questo tipo di domanda, che sia riferita al mondo del calcio o ad altri argomenti, rispondo sempre nello stesso modo: sicuramente ci sono cose che ognuno di noi, se avesse la possibilità, non rifarebbe o cambierebbe. Io per esempio, potrei dirti che non rigiocherei la partita in cui a sedici anni mi sono spaccato il ginocchio, per continuare la mia promettente carriera calcistica. Ma in fondo, chi può dire realmente come sarebbe andata? Chissà, probabilmente oggi non avrei la vita che ho… una vita che mi ha dato tante soddisfazioni, a livello professionale e personale. Ho un’attività che mi ha permesso di girare il mondo e mi ha gratificato molto a livello lavorativo. E nel mondo del calcio, sono comunque felice: alla fine, quello che è successo mi ha portato a ricoprire un ruolo che mi ha permesso di fare bellissime esperienze, e soprattutto di conoscere persone meravigliose. Se cambi una cosa, non è detto che tutto sarebbe andato come pensiamo. Io sono molto, molto contento di quel che la mia vita è stata, in tutti i suoi aspetti: per questo, ti direi che non cambierei assolutamente nulla del mio passato».

Dicevi, persone meravigliose. Ci fai qualche nome?

«Qualche nome te l’ho già fatto: con Gino Andreani ho lavorato 12 anni, praticamente ho trascorso più tempo con lui che con mia moglie… davvero una grande persona. E poi ti cito nuovamente Santino Bruzzo, un amico che frequento ancora oggi. Grazie al mondo del calcio, alla Praese e all’esperienza in Comitato ho conosciuto un’infinità di persone, che hanno sempre fatto calcio per passione e che mi hanno insegnato che in questo ruolo il calcio va portato avanti non per ambizione personale, ma nella più ampia visione di sportività e aggregazione. Non ti nomino nessun altro, perché avrei paura di dimenticarmi qualcuno; e non voglio fare torti a nessuno».

E invece, un allenatore a cui sei rimasto particolarmente legato c’è?

«Sono legato a tutti gli allenatori con cui ho avuto a che fare, forse anche grazie a questo ambiente familiare che è la Praese. Oltre Gino Andreani, ti nomino anche chi è stato poco come Claudio Nucci, Riccardo Cazzola… anche con Fabio Carletti si sta creando un bel legame. E ti nomino naturalmente Gianfranco Stoppino, con cui ho mosso i primi passi nel mondo del calcio come collaboratore tecnico. Sapete, i legami, lunghi o brevi che siano, anche tra alti e bassi, gioie e dolori, comunque in qualche modo si creano: alla Praese, qualcuno è andato via o andrà via, perché ognuno ha le sue ambizioni e magari vuole seguire la sua strada… ma sicuramente non per carenza nei rapporti e nei legami».

Parlando di giocatori… quali sono tecnicamente i più bravi mai passati dalla Praese?

«Sicuramente Tubico è uno dei giocatori più forti tecnicamente mai passati da Prà. Ma ti dico anche Fornaro, che un po’ di carriera l’ha fatta. Ce ne sarebbero tanti altri, ne ho visti passare e crescere davvero moltissimi… Bonadio, D’Agostino, Caffieri, Imbesi… e ti dico anche mio figlio».

Torniamo al presente. Prima dello stop, il bilancio del campionato della Praese è positivo?

«Bilancio più che positivo. Una situazione di classifica che non ci aspettavamo, anche se naturalmente speravamo di poter fare bene. Abbiamo toccato più volte la zona play off, e soprattutto siamo riusciti ad arrivare a giocarci la semifinale di Coppa Italia (contro il Taggia, ndr): il nostro sogno era quello di arrivare per la prima volta nella nostra storia in finale. Questi traguardi ci danno ancora più soddisfazione perché sono stati raggiunti con il 90% della rosa dello scorso anno: apprezzo molto tutti questi ragazzi che sono voluti rimanere, e che penso rimarranno anche per la prossima stagione, per riconquistare quello che quest’anno non siamo riusciti a terminare. Un grande ringraziamento va a tutta la dirigenza e lo staff tecnico, e a Maurizio Gobbo che ha costruito la squadra. Ci metterei la firma per un altro campionato così!»

 

praese pinuccio ferrando promozione

La Praese festeggia la Promozione.

 

Notizia di oggi è il rinvio della riunione del CF e una possibile “rivoluzione del calcio” dalla terza serie in giù. Cosa ne pensi?

«A livello regionale, io non sconvolgerei affatto il format: ho sentito parlare di tre gironi di Promozione. A livello qualitativo, sicuramente si perderebbe qualcosa; inoltre in Liguria da anni c’è grossa carenza di squadre e società di Seconda e Terza Categoria, e così facendo andresti ancor di più a influire su questo dato. C’è chi dice che tre gironi di Promozione significherebbero costi inferiori, perché praticamente sarebbero tre campionati provinciali e non più regionali. Ma non saprei…

Per quanto riguarda invece la Serie D, io non l’ho mai reputata una categoria dilettantistica. Lì credo che invece qualche riforma sia quasi obbligatoria… non capisco però una cosa: come si può pensare a disegnare la struttura dei gironi se non si sa neppure quante squadre avranno effettivamente la possibilità di iscriversi?

Considerata la possibile crisi, sarebbe importante per i gestori dei campi poter ottenere agevolazioni sui canoni e sulle utenze per potere a loro volta aiutare le società affittuarie con annullamento, ovvero riduzione dei relativi costi di utilizzo».

Tu come risolveresti la questione legata a promozioni e retrocessioni?

«Qualsiasi decisione sarà presa, sarà sbagliata. Non vorrei essere nei panni del mio buon amico Giulio Ivaldi (anche se probabilmente penso che la decisione verrà presa a livello nazionale e non regionale). Di regola, il buon senso potrebbe dirci di far salire la prima di ogni girone, e non far retrocedere nessuno. Se un campionato viene cancellato però, è come se non fosse mai esistito: quindi, in tal caso, la cosa più giusta è annullare tutto»,

Siamo in chiusura… qual’è il sogno per la tua Praese

«La mia speranza è che la Praese possa continuare ad esistere e andare avanti con le stesse modalità, le stesse forme e le stesse ideologie avute in questi 75 anni di storia praina. Una società che fa calcio per la voglia e desiderio di fare sport, di fare dell’attività per il sociale, nell’ottica del puro e semplice spirito dilettantistico. Inutile fare voli pindarici, rischi di fare cadute pericolose se non hai reti di sicurezza».

E il tuo futuro, rimarrà sempre legato a quello della Praese?

«Come mio papà, sarò tifoso della Praese sino alla fine: spero di continuare a essere una parte importante e utile per questa società, proverò sempre a dare il mio contributo. E proprio per mio papà, è quasi un obbligo morale, ma soprattutto affettivo… d’altronde, questa squadra gioca su un campo che porta il suo nome. E poi, ho un sogno: aver la possibilità di vedere anche il mio nipotino tirare i primi calci qui, alla Praese…».

 

 

 

 

 

Foto copertina: Pinuccio Ferrando in “C’è solo un (vice) Presidente”.

 


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