L’intervista di Claudio Bianchi a Danilo Veloce, nella scorsa stagione tecnico della juniores al Baiardo. Dopo l’addio ai draghetti, il tecnico vorrebbe rimettersi in gioco

DANILO VELOCE dopo il tuo addio al BAIARDO come tecnico della Juoniores hai deciso di rimetterti in discussione. So che sarebbe tua intenzione allenare una prima squadra e so che hai sempre allenato per meriti sportivi e non per doti al seguito.Ripercorriamo assieme la tua carriera:

«Intanto lasciami ringraziare la famiglia “Baiardo “ ho passato con loro due anni splendidi dove abbiamo raggiunto il massimo dei risultati sportivi con una finale regionale persa ai supplementari il primo anno e a causa della pandemia abbiamo interrotto la stagione ancora in corsa per accedere alle finali. La mia decisione di abbandonare la società è racchiusa nella mia voglia di ritornare in prima squadra per continuare ad avere gli stimoli giusti.

Ho iniziato con la Sestrese dove ho passato un decennio nella scuola calcio per proseguire a livello giovanile ad Arenzano passando poi all’ amicizia Lagaccio (Superba) per arrivare alla Pegliese dove ho intrapreso la mia avventura con le prime squadre Prima Categoria e Promozione passando sempre in promozione tra Carcarese e Cogoleto ritornando in Prima Categoria al Ca De Rissi con una storica salvezza subentrando dopo 5 giornate ad un solo punto senza fare i play out».

Vedo che sei passato dal settore giovanile alle prime squadre e viceversa. Questo da l’idea della passione che tu metti nel calcio.

«Come dico sempre il calcio non l’ho inventato certo io ,però cerco di esprimere tutte le mie idee tecnico/tattiche affinché diventino un idea generale di tutta la squadra che ci permetta di aiutarci l’uno con l’altro avendo idee comuni ,e comunque mi piace divertirmi e far divertire chi partecipa».

Come calciatore nasci nel settore giovanile del Genoa e si parla di circa 45 anni fa. I metodi erano completamente differenti da oggi. Cosa porti nel tuo bagaglio di esperienze di quel periodo e quale è l’allenatore o gli allenatori dai quali hai preso qualcosa?

«Tempi completamente diversi dove però: organizzazione, disciplina, rispetto del lavoro pagavano allora e pagano anche adesso. A me ha insegnato molto “Baciccia” Ferrando, persona splendida al quale è intitolato il campo di PRA e al quale mi ispiro per certi versi. Lui è rimasto sempre nel mio cuore è nei miei pensieri».

Tornando ai giorni nostri che tipo di squadra ti piacerebbe allenare?

«Mi piacerebbe avere a che fare con una realtà dove si possa lavorare in serenità con giocatori di esperienza, ma anche con giovani di belle speranze dando seguito a questa mia trentennale carriera da allenatore cercando di togliermi ancora qualche soddisfazione. Rifarei volentieri una Prima Categoria dove credo di avere ancora molto da dare.

Grazie a te e a tutte le persone che come te rendono il mondo dei dilettanti una realtà che non ha nulla da invidiare al mondo dei Prof, perché all’interno della nostra regione ci fate sentire importanti e professionali anche se la mattina dopo si riprende il lavoro abituale!».

 

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