di Davide Firpo

Il Responsabile del settore giovanile del Finale, anche quest’anno, sarà Vincenzo Sgambato, che in città è ricordato molto bene per essere stato uno dei giocatori dello storico raggiungimento dei playoff di Serie D, ma ancor più noto per aver raggiunto categorie professionistiche, giocando anche nelle giovanili dell’Inter ed esordendo in amichevole.

Sfortunatamente la carriera del difensore avellinese èterminata prematuramente, a causa di vari acciacchi fisici, ma due anni fa lo abbiamo visto subentrare a Caverzan, affiancato da Giuseppe Porzio, portando la squadra alla salvezza matematica dopo una stagione dalle diverse sfaccettature.

Ed ora, dopo una stagione dispendiosa di energie fisiche e mentali, è pronto a specializzarsi definitivamente nelle sue nuove mansioni, tra la panchina e la scrivania.

Nel ringraziare mister Sgambato per la sua disponibilità, diamo il via all’intervista:

Cosa pensa del rinnovo di Pietro Buttu e cosa bisognerà aspettarsi dal Finale che verrà?

Tutto l’ambiente è contento di questo rinnovo perché, aldilà dei risultati e del rapporto che si è instaurato tra lui e la gente in questi anni, il mister qui ha fatto la storia.

Per quanto riguarda il Finale che verrà, bisognerà puntare ancora sul senso di appartenenza, che fa la differenza anche nel settore giovanile, il quale è fondamentale curare bene per avere una prossima ossatura in Prima Squadra di ragazzi di Finale e dintorni”.

Lo stop dei campionati ha “graziato” la Juniores, che nella seconda parte di stagione era sotto la sua gestione, da una possibilità di retrocessione. Quali conclusioni può trarre da un’annata così altalenante?

Si è trattata di una stagione molto particolare. Sappiamo benissimo le difficoltà della categoria, non solo perché la Juniores è il cosiddetto serbatoio della Prima Squadra, ma anche perché a livello dilettantistico si fa fatica soprattutto per la mentalità, non solo della nuova generazione, ma di quei ragazzi che non hanno quell’ambizione e quelle prospettive che possono portare loro a fare qualcosa in più.

Quindi si spera che quest’anno si possa fare un lavoro diverso da quello che è stato fatto ultimamente, visto che la Juniores è una categoria molto importante per le società”.


Il prossimo allenatore della Juniores sarà Davide Ciravegna, per continuare un percorso interrotto con la leva 2003. Quali sono le sue aspettative, come responsabile del settore giovanile, da questa leva?

“Sono ragazzi di grossa prospettiva: alcuni di loro l’anno scorso hanno fatto la preparazione con la Prima Squadra, dimostrando quanto la società creda in questa leva.

Secondo me questo gruppo, con il lavoro di mister Ciravegna, potrà fare qualcosa di buono dandoci molte soddisfazioni, riuscendo ad invertire la tendenza all’andamento deludente delle ultime formazioni Juniores”.

 

Dalla scrivania alla panchina, lei guiderà ancora gli Allievi 2004. Cosa pensa di questi ragazzi e come si può fargli fare un ulteriore, ed importante, salto di qualità?

“Questa è una leva di grande prospettiva sotto tanti aspetti: qualità, spirito di sacrificio, mentalità, predisposizione ad imparare e a migliorarsi, tutte cose fondamentali per ragazzi di quest’età e ancor di più in una società, come Finale, che punta tanto sui giovani. Il salto di qualità lo si fa avendo queste caratteristiche e questi ragazzi, da qui a qualche anno, potranno essere punti fermi della nostra Prima Squadra, almeno me lo auguro”.

Nella prossima stagione avrà meno incarichi da ricoprire rispetto a quella passata. Lo considera un bene o un male?

“Lo trovo indifferente. Sono una persona che cerca sempre di fare il meglio, qualsiasi aspetto deve curare. Per me l’anno scorso è stato importante sotto tutti i punti di vista; anche perché mi apprestavo a svolgere diversi ruoli per la prima volta – aldilà del trascorso da calciatore che ho avuto anche nei professionisti -, pur non avendo molta esperienza nei vari settori; ma cercando di fare il massimo con voglia di capire, perché non si finisce mai di imparare. L’importante è fare le cose con passione e con quella curiosità che una persona deve avere per migliorarsi tutti i giorni”.

Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo qualche anno fa, ha subito voluto iniziare i preparativi per una carriera da allenatore. Le mie ultime domande sono: Quali vantaggi e svantaggi porta iniziare così presto? Crede che un allenatore più giovane si senta sempre più vicino ai ragazzi rispetto ad allenatori più avanti con l’età?

“Credo che non esistano svantaggi, perché quando devi aprire altre porte della tua vita, a causa di forza maggiore, va bene così…l’importante nella vita è non avere rimpianti. Quindi ci sono solo vantaggi, essendo una strada che ho sempre voluto percorrere in futuro e partire prima, anzi che un po’ dopo, fa lo stesso effetto. Per quanto riguarda la tua seconda domanda, la cosa fondamentale per qualsiasi allenatore è avere quell’empatia che porta a creare il rapporto giusto con qualsiasi giocatore. Quindi l’età conta poco, bisogna avere la voglia di avvicinarsi ai ragazzi e fare come loro: divertirsi”.

 

di Davide Firpo

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