Non mi va di elencare i record e le imprese del Finale targato Pietro Buttu, perché sono sotto gli occhi di tutti. A mio avviso, l’argomento da trattare nel dettaglio riguarda l’andamento in crescendo dello scorso Finale: inizialmente visto in difficoltà per poi riprendersi egregiamente nella seconda metà della stagione. Anche grazie a nuovi innesti come Pare e Pastorino, che hanno portato solidità ed esperienza. Inoltre, come ormai “Mantra Buttiano”, è da sottolineare la crescita di molti giovani, resi parte integrante della scalata finalese verso la salvezza, una salvezza sudata e meritata. Parlare con Pietro Buttu è sempre piacevole perché, quando gli vengono poste delle domande, le sue risposte non sono mai banali, tutt’altro. 

L’intervista odierna guarda al futuro, ma tiene conto del recente passato che, grazie all’eccezionale cambio di passo, ha permesso al Finale di concludere una stagione dispendiosa di energie fisiche e mentali, ma soddisfacente. Nel ringraziare il mister per la sua costante disponibilità, diamo il via alla mia intervista post rinnovo:

Qual è stata la ragione principale per la quale ha deciso di rimanere sulla panchina del Finale?

La ragione principale è che mi sarebbe dispiaciuto molto mollare una squadra a metà, che aveva fatto benissimo nell’ultima parte di stagione. Permettendo così una salvezza certa, indipendentemente dalle decisioni della Federazione. Questo è un grande motivo d’orgoglio, abbinando il fatto che stessimo giocando molto bene nelle ultime partite“.

Durante lo scorso campionato si è visto un cambio di passo notevole. Cos’è cambiato nello specifico della prima alla seconda metà della stagione?

Noi abbiamo affrontato un anno particolare, con una rosa giovanissima e un budget mai così ridotto da quando sono qui a Finale, ma che io ho accettato. Poi abbiamo avuto degli incidenti di percorso, dovendo necessariamente rinunciare ad alcuni giocatori importanti in alcuni momenti della stagione. Come ad esempio Maiano per un lungo infortunio. Tuttavia, dopo aver toccato il fondo a Molassana, la squadra è stata straordinaria, con ii recupero dei giocatori più rappresentativi che hanno dato quella marcia in più. Devo essere sincero, questi ragazzi mi hanno favorevolmente sorpreso. Quello che hanno fatto è andato oltre alle mie previsioni, per quanto riguarda la qualità del gioco, l’attaccamento, e tutto quello che è stato fatto per essere fuori dalla zona playout“.

BUTTU
Per quanto riguarda il mercato, ha già in mente quali reparti occorrerà rinforzare per alzare l’asticella?

A proposito di mercato, un altro motivo per il quale sono rimasto è sicuramente la presenza di Viviano Rolando, una persona che stimo molto. L’anno scorso ha avuto problematiche di salute e non è potuto stare tanto dietro alla squadra, quindi Viviano è un’altra persona che mi ha indotto a prendere questa decisione. Detto questo, credo che la rosa della scorsa stagione debba essere confermata in toto, e i motivi li ho già detti e ridetti. Poi sicuramente prenderemo altri giovanotti da lanciare, come abbiamo fatto l’anno scorso“.

Lo scorso anno sono stati i 2003 i “giovanotti” da lei impiegati durante la preparazione e le amichevoli pre stagione. Quest’anno sarà il momento per la leva 2004?

I 2004 sono una leva da tenere d’occhio, ma il Finale adotta questa politica da tempo ormai, specialmente nelle mie gestioni. La scorsa estate i 2003 sono stati fondamentali, perché ci hanno fatto fare la preparazione e una Coppa Italia dignitosa. Facendo partite di tutto rispetto nonostante l’essere usciti ai gironi, aiutandoli a crescere. Per far crescere i giovanotti ci vuole del tempo, bisogna fargli giocare e dargli tempo e fiducia. Un altro motivo d’orgoglio personale è quello di aver fatto giocare anche Gabri, mio figlio. Che si è meritato tutto facendo la preparazione dal 28 luglio, ogni giorno, lavorando con grande umiltà e impegno, e non perché si chiama Buttu. Quindi il futuro del Finale sono sempre i ragazzi, perché io credo in quello non a parole, ma con dei fatti”.

Finale ultimamente è diventata una piazza dove il mugugno alla domenica è cosa frequente. Crede che la sua serietà e la sua dedizione siano sufficienti ad ammutolire questi brontolii?

“Credo di aver contribuito alla scrittura di pagine importanti nella storia del Finale. I numeri poi parlano chiaro: dodici stagioni non si fanno per caso. Sono orgoglioso di tutto quello che ho fatto qui, mi sento un cittadino finalese e sono dentro a tutte le situazioni del Finale. I mugugni della domenica ci saranno sempre, il calcio è come la vita e alcuni, purtroppo, hanno la memoria corta. Adesso siamo in un altro periodo, bisogna cavalcarlo tenendo conto che questa grave situazione sanitaria cambierà tante cose. Ma non cambierà il fattore principale: giocare per la maglia del Finale e onorarla nel migliore dei modi, con la fame e l’attaccamento ai nostri colori che hanno fatto sì che si riuscissero a fare quelle epiche imprese. Come la vittoria dell’Eccellenza e il raggiungimento dei playoff di Serie D, passate alla storia del calcio dilettantistico ligure”.

Ipoteticamente, quale sarà il livello del prossimo Campionato di Eccellenza?

“A me non interessa quante squadre parteciperanno al campionato, possiamo giocare anche in 40. Io mi occupo dei ragazzotti del Finale: volenterosi di voler fare sempre qualcosa in più per entusiasmare le persone che vengono al campo, portando avanti il senso di appartenenza a questi colori”.

FONTE: SPORTIVAMENTE (Davide Firpo)

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