L’UOMO DEL GIORNO: la nuova rubrica di Dilettantissimo! Un’intervista al giorno ai volti noti del calcio dilettantistico ligure. Oggi è il turno di… Angelo Sorbello.

Che Angelo Sorbello sia un grande uomo di calcio, dopo più di 40 anni passati tra campo e panchina, è noto ai più. Che invece tra i due ruoli rivestiti in carriera, giocatore e allenatore, preferisca il secondo è forse più difficile da immaginare, considerata la lunga carriera da terzino iniziata a sei anni nel Multedo e conclusasi alla “veneranda” età di 36 anni. Poi, subito dopo, il patentino e la prima panchina a Pieve, dove è tornato questa stagione, con qualche primavera in più e un campionato di Promozione in bacheca. Abbiamo interrotto la quotidiana noia da quarantena e lo abbiamo chiamato per parlare con lui di passato, presente e futuro.

Mister, per chi ancora non ti conoscesse, raccontaci brevemente la tua carriera.

Dopo gli inizi nel Multedo, a 18 anni sono al Savona, con cui gioco la Beretti, dopodiché passo all’Entella. Purtroppo, resto fermo un anno per un infortunio alla spalla in un incidente stradale. Da lì la mia carriera diettantistica tra Rossiglionese, Crevarese, dove ho lasciato il cuore. E tanti amici: su tutti Bevilacqua, Cappai, Salomone, Biancato e Repetto. Poi ancora Avosso, Sporting Casella e, infine, all’Olimpic, dove pochi anni dopo sono stato allenatore. Da mister ho iniziato a Pieve, gli anni top sono stati la cavalcata in Eccellenza con la Rivarolese. Quest’anno, dopo una stagione con la Juniores della Genova Calcio, sono tornato al primo amore. Il presidente Pietro Poroli mi offerse la panchina del Pieve appena presi il patentino. Mi diede fiducia, ed è per questo che oggi sono tornato qui.

Di solito gli allenatori dicono che se potessero giocherebbero per sempre…

A me fare l’allenatore piace tantissimo. Mi piace vedere la mia squadra che mette in pratica quello che cerco di passargli. Vedere le cose partire da zero e arrivare piano piano a uno sviluppo di gioco ottimale. È molto più bello. E complicato. Da giocatore pensi solo a te stesso, da allenatore c’è tutto il gruppo, ci sono equilibri psicologici oltre ai concetti tecnico-tattici. Allenare, ripeto, è più difficile. Ma è anche più bello.

Quali sono stati i tuoi modelli? Sia tra i professionisti che nel calcio dilettantistico…

Parlando di professionisti, ho avuto la fortuna di fare il corso Uefa B con Attilio Sorbi e Deronghi, due persone spettacolari che ti lasciano a bocca aperta quando parlano di calcio. Ho poi fatto il corso a Coverciano da match analisi (unico dilettante con trentanove professionisti) con Viscidi, il tattico della Nazionale. È stato incredibile. Tra i dilettanti ricordo il mitico Frank Bobba della Crevarese, una persona meravigliosa, oltre che un grande giocatore, e Mauro Cinnacchio a Casella. A Savona e Chiavari ho avuto allenatori molto preparati, ma il rapporto umano avuto con loro è stato unico.

Noi di Dilettantissimo ci stiamo divertendo a fare gli All Star Games con i migliori giocatori dall’Eccellenza alla Prima Categoria. Se dovessi invece fare una top11 con i più bravi incontrati in carriera, sia da giocatore che da mister, come si presenterebbe?

In porta mi affiderei a Luigi Musio, ex giocatore del Genoa e mio compagno a Crevari. Portiere vero! In difesa, a fianco a me vorrei Nicolò Buono, Nicola Donato e Gabriele Maraglino. I tre di centrocampo sarebbero Marco Salomone, Nino Bevilacqua e Davide Sighieri. Esterni d’attacco schiero Venturelli, Chiarabini (Via dell’Acciaio) e punta, senza alcun dubbio, Edo Mura.

Parliamo di una questione spinosa, quella del fuoriquota

Per me è un serpente che si morde la coda: le società sono obbligate a far giocare ragazzi molto giovani che a volte non meritano la categoria. Finito il periodo da fuoriquota in Promo o Eccellenza, spesso chiedono rimborsi elevati o pensano di essere più forti del loro valore reale. E poi, puntualmente, smettono. Non sono favorevole all’obbligo del fuoriquota. Sono invece a favore dei premi per chi fa giocare più giovani nel corso della stagione.

Passiamo all’attualità. Il calcio è, logicamente fermo. Per la tua squadra, che stava rincorrendo l’Apparizione, questo stop è particolarmente amaro…

La stagione del Pieve è stata in linea con le aspettative di inizio stagione. Peccato per qualche punto perso di troppo, avremmo potuto fare meglio, se solo il gruppo avesse un po’ più voglia di vincere. Son dell’idea che, se il campionato fosse proseguito, avremmo potuto fare il colpaccio. Ma adesso il calcio conta poco e i problemi sono altri e ben seri: non so se il campionato riprenderà, ho molti dubbi in merito. È ovvio che qualsiasi decisione verrà presa qualcuno sarà scontento. Forse, moralmente, la cosa più corretta sarebbe annullare la stagione. Per quanto riguarda noi del Pieve, in ogni caso accetteremo qualsiasi decisione, riconoscendo la difficoltà di quest’ultima.

Dove si vede Angelo Sorbello tra cinque anni?

Bella domanda! Parlando di calcio rimango ambizioso, come è giusto che sia. Ho fatto certe categorie, le ho fatte con merito e le ho fatte bene. Vorrei tornarci per confrontarmi con allenatori di livello come quelli affrontati con il Rivarolo. Ma se ciò non dovesse succedere… dovremo portare il Pieve il più in alto possibile!

angelo sorbello

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