L’uomo del giorno di oggi è Enrico Valmati, allenatore del Borzoli. Un ragazzo giovanissimo (classe 1993) e molto ambizioso, ma soprattutto con le idee davvero molto chiare: a soli 25 anni decide infatti di smettere di giocare per fare l’allenatore. Massimiliano Allegri, il tecnico che più lo ispira nel mondo dei “grandi”, una volta in un’intervista ha affermato che “le scelte parlano più delle parole“. E forse è proprio questo che ha fatto di Valmati un allenatore vincente sin dai suoi primi anni di esperienza in questo ruolo: perché la sua scelta di iniziare così presto la carriera da allenatore (che agli occhi di molti forse potrebbe sembrare prematura) ha parlato per lui: lo dimostrano i fatti, lo dimostra la stima che ha guadagnato tra i suoi giocatori, i suoi collaboratori e anche i suoi avversari, ma soprattutto lo dimostrano gli incredibili risultati da record che stava ottenendo insieme al suo Borzoli.

E tutto questo è avvenuto in un ambiente composto da persone giovani, ambiziose e talentuose, che sono riuscite a portare una ventata di freschezza e professionalità in Prima Categoria. Intervistare Enrico Valmati è stato davvero un piacere: alla faccia di chi dice che i giovani di oggi non hanno ambizioni.

Partiamo dal tuo trascorso da giocatore.

“Ho iniziato a giocare quando avevo 6 anni, e in realtà non c’è molto da raccontare: sono rimasto 26 anni tra Castelletto e San Bernardino! Ho preso la decisione di smettere due anni fa, chiudendo la mia ‘carriera da giocatore’ con la vittoria in campionato del San Bernardino. Nel frattempo, avevo già iniziato i corsi per allenare”.

 

san bernardino

Il San Bernardino vince il campionato di Seconda Categoria.

 

La tua è stata una sorta di vocazione?

“Più che una vocazione è un obiettivo che mi sono prefissato, e che tra l’altro condivido con il resto dello staff con cui sto lavorando al Borzoli. Sin da quando ho iniziato a fare il corso da allenatore, mi si è aperto un mondo: tutto quello che avevo pensato di sapere sino a quel momento sul calcio, si è rimesso totalmente in discussione. Devo ringraziare il San Bernardino che mi ha dato l’opportunità di iniziare così giovane: è stato un grande trampolino di lancio per me e per Luca Fioretti, che era già con me anche al San Bernardino “. 

Al Borzoli alcuni giocatori sono più grandi di te, molti sono tuoi amici. Come hai vissuto questo cambio di ruolo? Come sei riuscito a importi così giovane all’interno di uno spogliatoio?

“Secondo me, devi essere bravo a trasmettere le idee giuste: per farti rispettare bisogna proporre principi e soluzioni che a livello individuale possano migliorare ogni giocatore, rendendolo più performante in partita. Se tutto questo funziona, li hai già conquistati tutti. Credo che sia molto importante avere empatia con i propri giocatori, al di là del ruolo e/o dell’età, e soprattutto è fondamentale saper toccare le corde giuste per riuscire a tirare fuori il meglio da ognuno di loro. La vita da allenatore ha cambiato molto il mio stile di vita e mi ha fatto crescere anche come uomo”.

Chi sono gli allenatori che più stimi, o che porti nel cuore: sia tra i dilettanti che tra i professionisti?

“Credo che una delle qualità più importanti che deve avere un mister, al di là delle conoscenze tecnico-tattiche, sia la gestione del gruppo: come ho detto prima, entrare in piena sintonia con i giocatori per me è fondamentale. E in questo senso, tra gli allenatori che ho avuto, uno dei migliori è Matteo Mangini. Tra i professionisti invece, sempre per lo stesso motivo, ti dico Massimiliano Allegri: per me è il numero uno nella gestione dello spogliatoio e i risultati lo dimostrano”.

Al Borzoli che ambiente hai trovato?

“Quando sono arrivato, il Borzoli veniva da un’annata negativa sotto tutti i punti di vista. Mi rendo conto di avere una grande fortuna: lavorare in uno staff formato da colleghi che, oltre ad essere preparati e competenti, sono grandi amici nella vita. Lavorare con loro significa confrontarsi sempre, stimolarsi a vicenda, e soprattutto criticarsi: trovare gli aspetti negativi e cercare di migliorarli è la nostra filosofia. Ognuno di noi ha il suo ruolo: Luca Fioretti che, oltre a essere il ds, è il vero tuttofare del Borzoli; Filippo Monteggi che è parte integrante e fondamentale del gruppo e dello spogliatoio, e mi da una grossa mano in campo; Simone Ferrandi che fa un vero e proprio lavoro di matchanalysis, oltre a essere l’importantissimo collante tra spogliatoio e staff… La Pres. ci aveva chiesto di provare in tutti i modi di risalire subito in Promozione, ma soprattutto di riportare l’entusiasmo nell’ambiente, soprattutto tra i giovani che erano rimasti in squadra. Abbiamo ricostruito tutto dalle fondamenta”.

 

Il giovanissimo staff del Borzoli 2019/2020

 

Quale tipo di giocatori è fondamentale per la tua idea di gioco?

“Anche in questo caso, al Borzoli ho la fortuna di averli a disposizione: i giocatori fondamentali per me sono quelli che riescono a tenere la squadra unita, nei momenti positivi ma soprattutto in quelli negativi, che sono sempre a disposizione della squadra e aiutano gli altri quando c’è bisogno. In squadra ne ho tanti: capitan Ventura, Lerini, Colella e Bertulla… sono giocatori esperti, uomini ancor prima che giocatori, che sanno gestire lo spogliatoio in ogni situazione e nel migliore dei modi”.

Un giocatore invece che prima o poi vorrai allenare?

“Adoro i giocatori con grandi capacità nell’uno contro uno (aspetto che per me sta diventando sempre più importante nel gioco del calcio): in questo senso, uno dei più forti secondo me è Denis Provenzano (Baiardo, ndr.). Oltre a essere un mio grande amico, mi piacerebbe allenarlo per spingerlo a far sempre meglio”.

Un Borzoli che quest’anno stava letteralmente distruggendo il campionato a suon di record. Poi, purtroppo, è arrivato questo stop forzato…

“La nostra forza quest’anno è stata la programmazione e la scelta delle persone giuste a cui affidarsi: sono stati scelti giocatori assolutamente non a caso: nella costruzione della squadra abbiamo cercato di creare un gruppo ben definito, che insieme al contesto e all’ambiente risultassero vincenti. Le abbiamo vinte tutte… dispiace non aver finito il campionato, anche perché secondo me non si porterà mai a termine. Rimane comunque la consapevolezza di aver fatto qualcosa di straordinario, e che difficilmente potrà essere ripetibile: anche se i record sono fatti per essere infranti… Il grande rammarico non è tanto non aver vinto la stagione sul campo, quanto il non aver la possibilità di continuare a battere questi record: chissà, magari saremmo riusciti a vincerle tutte!”.

In quale partita dell’anno avete capito veramente quello che stavate riuscendo a fare? 

“Sicuramente, la partita contro il Pontedecimo. In quel momento, abbiamo capito che tutti i nostri sacrifici, gli allenamenti, il duro lavoro stava pagando. Senza che io dicessi nulla, i ragazzi mettevano in pratica quello che si faceva in allenamento: gioco lineare, coeso… se sino a quella giornata molte partite le avevamo risolte grazie alla giocata individuale, di lì in poi abbiamo iniziato a vincerle tutte grazie al gioco di squadra”.

 

 

E ora siamo in attesa di decisioni che tra l’altro, in alcune delle ipotesi avanzate, potrebbero togliervi persino la possibilità di partecipare a un campionato di Promozione nella prossima stagione.

“In questo momento nel mondo dei dilettanti stiamo tutti attendendo il fatidico comunicato… non sarà facile prendere una decisione che possa accontentare tutti. Ho piena fiducia negli organi federali e nei medici, a cui spetta la decisione finale: sono sicuro che sarà deciso ciò che è più giusto, e noi accetteremo tutto di buon grado e con il massimo rispetto senza far nessun reclamo nel caso in cui non dovessero ammetterci al campionato superiore. Anche se devo essere sincero, a quest’ipotesi cerchiamo di non pensarci: nella prossima stagione, speriamo e crediamo di poter disputare il campionato di Promozione”.

Quindi quale credi sia la soluzione più giusta?

“Secondo me annullare tutto non sarebbe del tutto corretto: andrebbero buttati via sei mesi di lavoro in cui le società hanno investito tempo e denaro. Fosse per me, permetterei le promozioni e forse bloccherei solo le retrocessioni… Nel nostro caso è più accettabile per tutti, avendo un certo margine sulle inseguitrici, in altri gironi e campionati forse meno: ma alla fine, credo che se le classifiche aggiornate all’ultima giornata vedevano la Sestrese in vetta, evidentemente lo meritava. Il giudice di un campionato è sempre il campo“. 

E se annullassero tutto? Come affrontereste un altro campionato di Prima Categoria?

“Ribadisco: non vogliamo neppure pensare a questa ipotesi… 😂 ma se così dovesse accadere, sono sicuro che tutti quanti, giocatori e staff, vorranno riconfermare quanto fatto quest’anno”.

E ora, domanda da un milione di euro. Cosa ne sarà del tuo futuro? Dove ti vedi tra qualche anno?

“Ho intrapreso questa strada da giovane perché, come ti ho detto prima, ho un obiettivo che non nascondo: vorrei arrivare il più in alto possibile, e ho la fortuna di lavorare con una staff preparato, ma soprattutto ambizioso quanto me. Vivo per il calcio, ma spero un giorno di vivere di calcio… wow, ma come mi è uscita sta frase?”  

Grazie mister, ci hai dato lo spunto per il post Instagram! Che per l’occasione, mettiamo anche qui…

 

 

 

 

 

 


enrico valmati

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