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Lutto nel mondo dilettantistico Genovese

La giacca sbottonata anche d’inverno, la tracolla della borsa di pelle vecchia maniera a tenere

unito il bavero del cappotto, taccuino e penna in mano e un’altra tracolla, quella della macchina

fotografica ­ tua recente passione ­ a formare una x con quella della borsa all’altezza del petto e a

sembrare una divisa, quasi un simbolo, come le tute dei super eroi dei fumetti. I capelli quasi

sempre lunghi e spettinati, a volte il fiatone per la corsa e quella tua prima domanda ogni qual

volta arrivavi sui campi rigorosamente in ritardo di qualche minuto anche se eri al Maluberti,

campo poco distante da casa tua: ‘non è successo niente vero?’. E poi ti mettevi a copiare le

distinte, come si faceva una volta, carta e penna, foglio diviso da righe fatte a mano al momento,

e scrittura ai limiti del comprensibile, dagli altri però, perchè tu la capivi benissimo cosi come

benissimo sapevi leggere partite e situazioni del calcio dilettantistico, ecco perchè potevi

permetterti di arrivare in ritardo anche di un quarto d’ora. Andrea Boldrini era un eroe silenzioso di

un calcio che troppe volte è messo a tacere da quello più redditizio dei professionisti, quello che

forse ti fa vendere più copie ma che sicuramente non vive della passione dei romantici di questo

sport, e se si parla di romanticismo del calcio, Andrea Boldrini ne era uno degli esponenti

principali. Un ramingo dei campionati dilettantistici, potevi vedertelo sbucare come descritto in

qualsiasi campo dalla val Bisagno, passando per la val Polcevera, fino alla valle Scrivia e da

ramingo ci ha lasciati in un giorno che da ieri diventerà triste per tutti noi. Eh già perchè certe

volte i ruoli che una persona ricopre nel lavoro e quindi nella vita ti fanno diventare dei punti di

riferimento, dei capisaldi, certe volte quasi parte di un luogo, tanto che da oggi in poi quando

andremo a vedere una partita di Prima Categoria Girone B ­ indiscutibilmente il tuo habitat ­ ci

sarà qualcosa che mancherà e magari subito faticheremo a capire cos’è ma poi il nodo in gola e

lo stomaco che si attorciglia ce lo farà ricordare. Dal calcio alla fotografia…dal Genoa alla

Ronchese…dai colleghi simpatici a quelli antipatici…dai raccomandati che fanno strada agli

appassionati che non finiscono mai la gavetta…dalla tecno ai pink floyd…dall’Isocampomorone di

Pirovano ai marziani del Real Fieschi…erano cosi i sabato pomeriggio con te, un divagare di

argomenti e passioni quasi si fosse in un salotto culturale e non su un bieco campo da calcio,

questo perchè con te qualsiasi cosa, anche la più semplice, poteva diventare speciale. ‘Siamo

due mosche bianche’ mi dicevi sempre, e poi quella tua solita ultima frase prima di salutarci: ‘mi

confermi lo 0­0?’

Ciao Andre, ci mancherai.

 

 

 

 

 

 

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