Continua il nostro viaggio “Next Gen” alla scoperta dei giovani e promettenti talenti del nostro calcio dilettantistico: il protagonista di oggi è Tommaso Moretti, centrocampista del Busalla. “Buon sangue non mente”! In una famiglia così infatti, il “piccolo” di casa (2001) non poteva che crescere con la passione per il calcio: il papà Mirco, ex allenatore (fra le altre squadre) proprio del Busalla; Lorenzo Moretti, il fratello “di mezzo” classe ’91, attualmente giocatore del Sori; e infine il fratello più grande (1988) Federico Moretti, oggi compagno di squadra di Tommaso, ma, come sappiamo, giocatore con una grande carriera da professionista alle spalle.

Un inizio di carriera a dire il vero non propriamente fortunato quello di Tommaso, che cresce calcisticamente nel Settore Giovanile della Sampdoria, dove rimane per ben otto anni. Purtroppo, però, un bruttissimo infortunio (rottura del crociato) a soli 9 anni lo vede costretto a rallentare il suo viaggio nel mondo del calcio, e a subire un intervento alla tenera età di quattordici anni. Passando per gli Allievi della Goliardica, Tommaso salta qualche step e arriva direttamente in Eccellenza: è proprio il Busalla a dargli fiducia, facendolo esordire nella Serie A dei dilettanti a soli 16 anni. Oggi Tommaso è ancora in valle Scrivia, dopo una breve esperienza in D con il Ligorna di Monteforte.

Il calcio gli manca molto, ma questo per lui è anche l’ultimo anno scolastico (Liceo Scientifico, indirizzo sportivo): si sta preparando dunque a questa strana maturità ai tempi del Coronavirus… in bocca al lupo!

 
Come va? Come stai vivendo questo momento così particolare?

«Mi manca giocare, mi manca la palla… Sto facendo un po’ di allenamento per i fatti miei, ma nulla di speciale. Non sono uno che ama correre senza pallone ecco. Poi, avendo la maturità, sono molto concentrato sullo studio: è un po’ un momento di incertezza per la scuola, non sappiamo ancora nulla. Ce la stiamo cavando con lezioni online come tutti. Sarà una cosa stranissima questa maturità: mi mancano i miei compagni, non avrò un ultimo giorno di scuola… la speranza è quella di poter fare almeno l’esame in condizioni un po’ più “normali”».

Parliamo di te è del tuo percorso fatto sino ad oggi nel mondo del calcio. Essendo così giovane, partiamo dai primi calci: sei cresciuto in un settore giovanile importante come quello della Sampdoria.

«Ho iniziato piccolissimo nel Bogliasco, poi sono andato alla Sampdoria. Ricordo che la leva 2001 è nata quando c’ero io, giocavamo a cinque. Purtroppo ho avuto un percorso piuttosto difficile nelle giovanili, mi sono rotto il crociato quando avevo nove anni: ho fatto otto anni in tutto alla Samp, di cui i primi cinque ho giocato con un tutore, perché a quell’età non potevo ancora operarmi. Ho dovuto aspettare i 15 anni, mi sono operato e poi sono stato un po’ fermo; sono riuscito a riprendere ma avevo sempre problemi… praticamente alla Samp ho fatto anni e anni di palestra. Ero sempre infortunato, non mi divertivo più: e poi quando ero sulla via della ripresa, mi hanno mandato via».

 

tommaso moretti

Tommaso Moretti alla Sampdoria, foto di squadra.

 

E cosa hai provato quando sei andato via?

«Da un certo punto di vista in realtà è stato un po’ una liberazione. L’esperienza con la Sampdoria è stata importante, perché comunque l’impostazione è di un certo tipo, ho giocato contro squadre importanti e a volte internazionali… ho avuto mister che mi hanno aiutato tanto. Ricordo che i miei compagni, e come me erano stati mandati via da lì, si sono messi subito alla ricerca di un’alternativa nel calcio professionistico. Io no: sinceramente, dopo così tanti anni in cui praticamente ero fermo, non mi sembrava giusto. Non conoscevo proprio il mio corpo, volevo solo riprendere nel modo migliore per me e per divertirmi. Così, sono andato alla Goliardica: lì c’erano due o tre amici che mi avevano consigliato di andare, dicendomi che comunque a livello regionale era una società che aveva sempre fatto bene. Così sono andato: è stato un anno un po’ strano in realtà, perché eravamo una squadra forte ma non eravamo riusciti a qualificarci. Ma mi sono divertito, e quindi sono stato felice della mia scelta».

E poi subito nel “calcio dei grandi”.

«Sì, dagli Allievi ho fatto il salto in Prima Squadra, con il Busalla, in Eccellenza. Ai tempi non sapevo nemmeno se fossi in grado di allenarmi con quei giocatori: ho fatto bene il ritiro, e poi ho fatto il titolare tutto l’anno. Feci il mio esordio in Coppa Italia ad agosto… avevo fatto molto bene, e poi ero più giovane dei giovani, non ero nemmeno un fuori quota».

 

tommaso moretti

Tommaso Moretti con la maglia del Busalla.

 

A proposito: da giovane, cosa ne pensi della regola del fuori quota, che è da sempre al centro di molte polemiche?

«Capisco che ci siano delle polemiche, perché è un dato di fatto che in alcune squadre i così detti “vecchi” a volte si ritrovano a non giocare per queste regole. Senza poi contare che in alcune squadre, i giovani non sanno neppure dove andare a prenderseli. Da un lato riesco a capire le critiche: dall’altro però, forse non la comprendo del tutto perché nella mia breve esperienza ho un mister, qui al Busalla, che i giovani li fa giocare per scelta tecnica. A volte, giochiamo con sette giovani in campo».

Oggi sei ancora al Busalla, anche se in realtà c’è stata una parentesi al Ligorna, in Serie D.

«A Busalla stavo e sto da Dio. Però ricordo quando è arrivata la proposta del Ligorna, in Serie D: mi avevano parlato bene dell’ambiente e del mister… l’ho vista come un’occasione da prendere al volo. Così sono andato, ed è stata una bella parentesi anche se ho giocato poco. Sono arrivato a dicembre che ho iniziato ad avere un po’ di pensieri: giocavo poco, avevo la maturità, allenamenti impegnativi… e quindi ho deciso di tornare. Sono comunque contento perché ho avuto un tecnico come Monteforte che è davvero molto bravo e preparato, ho avuto la possibilità di allenarmi in un gruppo giovane che andava a mille, nonostante il campionato non positivo. Un gruppo che non mollava un centimetro, nonostante tutte le difficoltà».

E così sei tornato a Busalla, dove nel frattempo è arrivato tuo fratello, Federico.

«Già mi trovavo bene, con l’arrivo di mio fratello Busalla è diventata praticamente una seconda casa: ci sto bene, sento la fiducia e gioco sempre. Ed è davvero un bell’ambiente».

Che effetto fa giocarci insieme? Insomma, non solo è tuo fratello, ma è un giocatore con una carriera professionistica importante alle spalle.

«È stata un po’ strana come cosa, ai limiti del paradossale: mio fratello non è un cinquantenne, è un professionista che è venuto a giocare nei dilettanti per una scelta ben precisa. Si è ambientato in modo perfetto, ha scelto il Busalla ritrovando i suoi amici… e averlo in campo è fantastico: anche nelle piccole cose, lui in campo fa la differenza. Al di là delle sua tecnica e delle sue doti naturali, lui ha una grande personalità che si vede in ogni situazione, soprattutto nei momenti difficili. E quando non c’è, la sua assenza in campo si sente. Com’è giocare e allenarsi con lui? Allora, in allenamento su ogni palla persa mi manda a quel paese: ma lo fa con un senso! Anche in partitella, siamo entrambi molto competitivi, e se sbaglio mi dice di tutto. Io posso dirgli poco invece! Alla domenica invece, è sempre lì, in prima linea, a darmi una mano».

 

famiglia moretti

Federico, Tommaso e Lorenzo Moretti (dai profili social di Tommaso).

 

Sei cresciuto in una famiglia decisamente calciofila: oltre a tuo fratello Federico, ci riferiamo a tuo papà e all’altro tuo fratello Lorenzo, che gioca nel Sori.

«Eh si, una famiglia tutta dedicata al calcio. Mio papà ha allenato tanti anni nei dilettanti, io non l’ho mai visto ma mi hanno sempre parlato davvero bene di lui. E poi c’è mio fratello Lorenzo, che al momento gioca nel Sori. Siamo una famiglia “tutto calcio”!»

Tu sei un centrocampista, ma di che tipo? Dove preferisci giocare?

«Posso giocare sia mezzala destra/sinistra, sia centrale di centrocampo che trequartista: sono tutti ruoli che ho ricoperto. Mi manca solo fare il terzino! Il ruolo che preferisco, ad oggi, è quello di mezzala: mi so muovere abbastanza bene in un centrocampo a tre, mentre a due faccio un po’ più fatica. In zona offensiva me la cavo bene, in quella difensiva invece devo ancora migliorare tanto. In futuro, mi piacerebbe anche giocare davanti alla difesa, ma non non credo di essere ancora abbastanza maturo per quel ruolo».

Nel tuo ruolo, hai qualche modello: tra i professionisti, ma anche tra i dilettanti.

«Il mio idolo è sempre stato Andrea Pirlo in questo ruolo, anche se lui era più centrale. Dei giocatori di oggi, mi viene in mente Milinkovic-Savic: è sicuramente uno dei più forti. Tra i dilettanti, casco bene: al Busalla gioco con mio fratello, Compagnone e Cotellessa. Credo che come centrocampo possa essere tranquillamente uno dei migliori in Eccellenza, e poi aiutano anche me a crescere e giocare meglio. Ci sono anche altri centrocampisti forti nelle altre squadre… l’anno scorso ad esempio ho conosciuto Costanti, davvero un bel centrocampista».

A proposito di Busalla: come ti trovi con i compagni, da “piccolo” del gruppo?

«Sto davvero benissimo, mi trattano tutti bene. Anche al Ligorna era un bel gruppo, ma praticamente avevo a che fare con tutti ragazzi giovani, di cui tanti sono miei cari amici fuori dal campo: sembrava quasi di essere tornato al settore giovanile! A Busalla invece ho modo di confrontarmi con tanti giocatori più grandi ed esperti di me: e mi diverto moltissimo con loro. Si sta veramente da dio».

 

Tommaso Moretti contro la Genova Calcio.

 

C’è invece un allenatore che è stato importante per te in questi anni?

«Durante il settore giovanile, mi sono trovato molto bene con Occhipinti e Repetto, che avevo la Samp: mi volevano bene, e di quella squadra ho bei ricordi. Oggi ho la fortuna di lavorare con Cannistrà che è un bravissimo allenatore… e poi ti dico anche Monteforte al Ligorna: anche se non giocavo, da lui ho imparato cose che forse non posso imparare da altri. Davvero un ottimo mister»

Hai avuto anche un’esperienza in Rappresentativa, giusto?

«Si esatto, l’anno scorso sono andato a Roma con i 2000. Non abbiamo passato il girone ma è stata un’esperienza bellissima: hai la possibilità di divertirti, fare amicizia facilmente e confrontarti con le altre regioni. Quest’anno avevamo iniziato con mister Corradi, ed ero uno dei pochi rimasti dall’anno scorso: peccato che sia tutto annullato, secondo me avremmo potuto far bene, eravamo forti e organizzati. E soprattutto mi dispiace perché era l’ultimo anno in cui avrei potuto partecipare».

Dove sarebbe potuto arrivare secondo te questo Busalla, se non si fosse interrotto il campionato?

«Volevamo superare il nostro record di punti, che era fattibile. Poi per il resto, Sestri Levante e Imperia stavano volando. Mi impressionato soprattutto il Sestri Levante: si vede che è gente che fa più allenamenti, che per loro è praticamente un lavoro. Al di là di queste due squadre comunque, ci sono molte squadre forti e organizzate, ma a mio parere ce la saremmo potuta giocare alla pari con tutte e arrivare subito dietro».

Chiudiamo così: qual’è il tuo sogno, o quali sono i tuoi obiettivi in questo mondo?

«Non sono uno di quelli che dice “vorrei diventare un calciatore”, arrivare qui o là. Sono un ragazzo giovane che ha avuto la fortuna di giocare due anni in Eccellenza: mi sto divertendo e sono contento, e voglio pensare solamente a continuare a divertirmi e, soprattutto, migliorarmi».

 

 

 

 

 

 

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Foto copertina: Tommaso Moretti in Next Gen (ph: Davide Firpo)


Tommaso Moretti in “Next Gen”, rubrica di Dilettantissimo dedicata alle giovani promesse del calcio dilettantistico ligure.

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