Due anni di lavoro e di vittorie per Tony Odescalchi e l’Atletico Genova, due anni che si sono chiusi domenica scorsa, intorno alle 12,30, nel chiuso di uno spogliatoio dove squadra e tecnico si sono guardati negli occhi per l’ultima volta, mentre l’allenatore comunicava alla squadra la propria decisione di non restare alla guida dell’Atletico perla prossima stagione. Una scelta maturata nel tempo, quella di mister Odescalchi, esternata però solo a cose fatte, a campionato finito, a salvezza più che conquistata. Come a dire “Non lascio le cose a metà”.

«Quello è stato il momento più complicato, per me e per la squadra – spiega il mister – Abbiamo riportato l’Atletico in Seconda dopo tanti anni e siamo riusciti a farcelo restare senza praticamente mai soffrire nonostante fossimo una neopromossa, con tanti giovani e colpita da qualche infortunio pesante, forse proprio nel momento cruciale in cui avremmo anche potuto puntare un po’ più in alto. Rimpianti? No, per nulla. Ci abbiamo provato,com’era giusto fare nel momento in cui ci siamo ritrovati a un passo dai playoff ma poi abbiamo anche avuto l’intelligenza di non perdere di vista quello che era il nostro obiettivo, di non montarci la testa insomma. Ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti di puntare ad essere concreti. E così è stato. Devo solo ringraziare questi ragazzi, perché per me è stato un vero onore poterli allenare in questi due anni e auguro loro di trovare un allenatore ancora più bravo di me e di raccogliere tanti altri successi, perché li meritano».

Una promozione dalla Seconda alla Terza, una salvezza conquistata con diverse giornate d’anticipo e poi l’addio. E adesso? «Adesso aspetto che qualche squadra si faccia avanti – prosegue Odescalchi – Cosa cerco? Diciamo che ho ben chiaro cosa non mi interessa. Non mi interessano né la categoria né l’età della squadra. Quello he conta per me è sempre e solo la serietà del progetto che mi verrà presentato davanti e la volontà della società di creare qualcosa di duraturo nel tempo. Vorrei soprattutto una squadra che possa farmi crescere ancora e che mi faccia sentire importante, davvero al centro di questo progetto. Per questo dico che, pur privilegiando l’ambito delle prime squadre, non scarterei a priori l’idea di una juniores. Ben organizzata, però. Come non scarterei a priori nessuna categoria. Due anni fa con l’Atletico, ho accettato di scendere in Seconda, quindi… L’unica cosa che conta, alla fine, è che ci sia alla base un progetto serio e ben strutturato».