Pierluigi Peccetti, “il Pecce” per tutti, è un arbitro genovese di 40 anni che quando non calca i campi dell nostra provincia con indosso la giacchetta nera e il fischietto d’ordinanza, coltiva un’altra sua grande passione: quella per la Muay Thai, un’arte di combattimento di origini thailandesi nata oltre 3000 anni fa. Domani, sabato 3 marzo, “il Pecce” tornerà sul ring a Milano per sfidare un altro maestro, anch’egli genovese: Massimo Di Silvestro. In palio, il titolo di miglior Thai Boxer over 40 nella categoria 87 chilogrammi. Pierluigi combatterà per i colori della X1 Boxing Ge, agli ordini del Maestro Mauro Salis.

«La Muay Thai nasce circa 3000 anni fa in Thailandia, che all’epoca si chiamava Regno del Siam – ci racconta lo stesso Peccetti – E’ un’arte completa del corpo a corpo. Ogni guerriero, restando disarmato durante i conflitti, doveva mantenere la sua posizione ed utilizzare ciò che aveva a disposizione ovvero gambe e braccia. La muay thai tradizionale conta più di 1200 tecniche letali, quella sportiva è ferma ad un centinaio, ovviamente “non letali”. Si utilizzano molti colpi di gomito e di ginocchia ma l’anima del combattimento è il clinch, nel quale ogni guerriero esprime il massimo della lotta corpo a corpo».

Ma com’è nata questa passione per un’arte di combattimento poco conosciuta come la Muay Thai? «E’ nata nel 1995. Vedendo i film di Jean-Claude Van Damme, notai questa particolare arte di combattimento la quale prima richiedeva un rituale sacro chiamato Ram Muay nel quale il guerriero entrava in contatto, tramite una danza, con gli spiriti antichi, traendone benefici ed energie. Nel 1998, poi, conobbi Antonio Medelin, una delle poche persone che a Genova la praticavano e così iniziai seguire le sue orme e nel 2006 cominciai ad insegnare, tramandando questa magnifica arte».

Quello di domani, per Pierluigi, sarà il combattimento d’esordio nella categoria 87 chilogrammi, dopo tanti incontri e diversi titoli italiani conquistati nella categoria +91 chilogrammi. «Di certo non avendo mai combattuto in tale categoria non sono abituato alla velocità dei colpi degli avversari – spiega – Ho dovuto lavorare molto soprattutto sull’esplosività muscolare, dato prima era tutto molto più lento anche se più potente».

Domani torni sul ring: cosa ti aspetti da questa sfida? «Di certo, di regalare al pubblico la passione giusta per andare ad iscriversi in una palestra già da lunedì – racconta il Pecce – Oramai a 40 anni quello che è fatto è fatto. Fisicamente sto molto bene e cercherò di dare il massimo. Sinceramente trovare questa forma è stata per me già una grande vittoria e, se vincerò anche domani sera sul ring, allora sarà davvero una vittoria al quadrato».