Diciotto buche immersi nella natura e nella pace di un campo da golf: tu, i tuoi pensieri… e un pallone da calcio. Anzi, da footgolf! Niente ferri o legni, niente palline ma solo una sfera di cuoio e un piede il più possibile educato, per mettere in buca un pallone da calcio, ai piedi di una bandierina e in mezzo a green e bunker di sabbia. Questo è il footgolf, una disciplina nata pochi anni fa ma che sta appassionando sempre più persone, da ex calciatori professionisti a tanti, tantissimi dilettanti.

Uno di questi è Roberto Puliga, trentenne genovese con alle spalle una carriera fra Eccellenza e Prima categoria ed oggi appassionato footgolfista o, come si dice nell’ambiente delle 18 buche, footgolf player. Da qualche anno, Roberto ha scoperto il footgolf, innamorandosene subito e ora questa sua grande passione lo condurrà addirittura ai Campionati Mondiali, in programma da lunedì prossimo a Marrakech in Marocco.

Roberto, tu vieni dal calcio “classico”:  raccontaci la tua carriera prima di approdare alle 18 buche. «Ho fatto la carriera di tanti altri ragazzi – ci spiega Puliga – Prima tutta la trafila nel settore giovanile del Busalla, poi l’esordio in prima squadra e sei anni in Eccellenza con la maglia del Busalla. Dopo mi sono trasferito in Prima Categoria, col Montoggio, e poi ho giocato per 5 anni in Seconda con i miei amici nel Sarissola».

E poi? Come hai scoperto questa passione per il footgolf? «In modo molto semplice: un mio amico aveva iniziato a giocare a footgolf e io mi ero incuriosito, anche vedendo i video che mi mostrava. Poi dopo qualche ricerca su  Youtube, ho deciso di provare anch’io. Ho iniziato a giocare a Lerca e da quel giorno non sono più riuscito a smettere. Dalle prime gare in Liguria sono passato a quelle nazionali, girando un po’ tutta l’Italia ed ora eccomi qua. Il footgolf è ancora un movimento in crescita anche se di strada, dagli inizi ad oggi, ne ha fatta davvero tantissimo: quando ho cominciato a giocare, c’erano al massimo 1 o 2 gare ogni mese,oggi ogni weekend ci sono almeno 3/4 gare fra cui scegliete sui vari campi gara».

Ma quali sono le caratteristiche che deve avere un perfetto footgolf player? «Sicuramente serve avere una buona sensibilità di piede ma quella viene giocando – racconta Puliga – Di fondo però c’è un’idea diversa rispetto al calcio, dove per passare la palla ad un compagno si deve soprattutto badare alla precisione e un po’ meno alla potenza, tanto il compagno si muoverà e la dovrà stoppare. Qua invece il punto è far fermare la palla proprio nel punto prescelto. A me piace anche a volte provare a fare un tocco un po’ particolare, magari d’esterno. A volte non viene nemmeno come lo avevi immaginato ma a me piace giocare così. Si parte sempre e comunque con i tiri di partenza che sono poi dei calci di potenza, fino ai tiri di chiusura buca che sono invece tocchi di precisione, da pochi metri magari, in cui devi tener conto di tanti fattori e in cui devi saper leggere soprattutto la pendenza del campo e la distanza dalla buca».

Tra pochi giorni partirai per questa tua esperienza ai Campionati Mondiali a Marrakech: che effetto fa vestire la maglia della Nazionale? «Sì, partiamo sabato e resteremo lì fino al 17 dicembre. In tutto, in gara, ci saranno ben 33 paesi, in rappresentanza di tutti e 5 i continenti e anche questo fatto rende bene l’idea di come il movimento si stia allargando. Basti pensare che, nel 2012, al primo Campionato Mondiale c’erano appena 8 nazioni e oggi invece sono 33. E’ un movimento giovane, che nasce dall’idea di un appassionato di calcio e golf che nel 2010 si è inventato questo nuovo sport, unendo le sue due passioni, ma è una disciplina in grande crescita».

Cosa ti aspetti da questa esperienza? «Beh, anche solo sentire l’inno di Mameli sarà emozionante, io che l’ho sempre sentito suonare in tv. L’obiettivo massimo per me sarebbe quello di arrivare nei primi 100 e già questo sarebbe un risultato incredibile se pensi che, alla partenza, ci saranno ben 500 atleti! Ci sono avversari che, onestamente, sono per me fuori portata in questo momento, ma per arrivare nei primi 100 posso giocarmi le mie carte. Poi, una volta lì, la testa sarà importante e farà davvero la differenza: nel footgolf, per il 20% contano i piedi ma per l’80% conta la testa. E’ soprattutto la freddezza che può determinare il risultato finale».

Italia a parte, quali saranno le nazionali da tenere d’occhio a Marrakesh? «Nella competizione a squadre direi sicuramente Stati Uniti e Argentina per le extraeuropee, poi fra le Europee direi la Francia e l’Inghilterra che al momento sono forse un gradino sopra a tutte. L’Italia comunque è lì e possiamo sognare di arrivare nelle prime quattro del mondo. Io prenderò parte solo alla competizione individuale ma sicuramente farò il tifo per i miei compagni di spedizione».

E Dilettantissimo seguirà tutta l’esperienza di Roberto Puliga a questi Campionati Mondiali di Marrakech, a partire dalla prima giornata di gare, in programma lunedì 10 quando Roberto sarà in gara al mattino. Martedì poi di nuovo in campo, al pomeriggio, per conquistare un posto nei primi 220 atleti che passeranno al secondo turno. La seconda “tagliola” selezionerà infine i migliori 100 del mondo che, domenica 16 dicembre, si contenderanno il titolo mondiale 2018.

E allora, facciamo sentire al nostro Roberto tutto il nostro sostegno di tifosi!

Forza Roberto, in bocca al lupo!! Anche se, vista la sede, sarebbe meglio dire… in bocca al cammello!