L’Italia è terra di portieri. Da De Prà a Albertosi e Zoff, fino ad arrivare al più forte di tutti, Gianluigi Buffon. Il portiere italiano è da sempre ricercatissimo all’estero, dove spesso, tra i pali, quando a giocare è un portiere locale se ne vedono un po’ di tutti i colori. E Francesco Zanin, una vita trascorsa tra Sampdoria e Athletic Club, ha trovato negli States terreno fertile per mettere in mostra le sue innate qualità tecniche e fisiche, che gli hanno permesso di diventare, in tre anni, uno dei portieri più apprezzati tra i college d’oltreoceano. Per lui parlano i premi, da quelli individuali (è stato eletto due volte miglior portiere della competizione) a quelli di squadra, con il trionfo nel campionato nazionale del 2017. Il portiere ex-Samp è infatti uno dei volti del progetto “Yeswecollege”, finalizzato a lanciare nel mondo dello sport collegiale americano tantissimi ragazzi italiani.

“L’anno prossimo sarà il mio quarto e ultimo anno nei campionati universitari” ci dice Francesco, che poi ci rivela la sua nuova destinazione: “Dopo un anno in Tennessee, due giorni fa ho firmato per la Westcliff University a Irvine, in California.”

Fra, ripercorriamo un po’ il tuo percorso.

“Ho iniziato a 6 anni alla Goliardica, con gli amici Scalzi, Arlandini, Chiurchi. Dopo due anni all’Athletic e un provino al Genoa mi prese la Samp. Sono rimasto in blucerchiato per 5 stagioni, inframezzate da un anno in prestito all’Athletic. Poi il prestito a Lavagna, ma a quel punto smisi di giocare… Ho fatto due anni per divertirmi con gli amici tra Carignano e San Bernardino. A quel punto è arrivata la possibilità americana, grazie a Nicolò Baudo, che era nella Primavera della Samp mentre giocavo negli Allievi. Mi ha proposto se volessi fare questa esperienza con “Yeswecollege” facendo showcase qui a Genova mandando i miei video in America. È arrivata la chiamata di uno “Junior College” del New Jersey.”

zanin giovane

Zanin alla Sampdoria

 

Un’esperienza più che positiva…

“Sì, ho vinto il campionato e quest’anno mi sono trasferito in Tennessee, nel campionato di categoria superiore. Ed effettivamente il livello era più impegnativo. Abbiamo perso agli ottavi di finale il titolo nazionale in Missouri. Due giorni fa la firma con WestCliff University dove dovrei finire il percorso di laurea in Business Administration (l’equivalente di Economia).”

Per un portiere di “scuola italiana” dev’essere stato un trauma confrontarsi con i metodi statunitensi…

“Se sei un portiere italiano e vai in America devi avere la fortuna di trovare un allenatore un minimo esperto, se no è dura. Di portieri si sa pochissimo, si fanno solo allenamenti fisici, e a livello tecnico devo lavorare molto individualmente. Infatti mi piacerebbe fare qualche anno da “Assistant Coach” per dare il mio piccolo contributo. In Italia ho avuto la fortuna di essere allenato da Bistazzoni, Viviani, Furia, e ora in America mi sento dire di non attaccare la palla ma di andare all’indietro… mani nei capelli (ride, ndr).”

In generale, le differenze con il calcio italiano?

“In America, devo dire, ho trovato un ottimo livello, perché ci sono molti studenti europei e sudamericani. Lo stereotipo del calciatore americano lascia quindi un po’ il tempo che trova. Anzi, c’è un sacco da imparare perché giochi contro un sacco di ragazzi bravi, livello Serie D o C italiana. È sicuramente un calcio più fisico. Loro hanno delle strutture che noi qua in Italia ci sogniamo anche tra i professionisti: un campo in erba per allenarci, un altro, sempre in erba, per giocare, la palestra gratuita, spogliatoi da serie a, persino l’ice bath! Ci sono più disponibilità economiche, un paio di volte ci siamo spostati in aereo. I campionati universitari sono super organizzati e finanziati. In America, se vuoi diventare professionista devi iniziare dalle università, perché non esistono i settori giovanili. Penso che il calcio americano sta migliorando, è in risalita. Anche se restano dei sistemi strani, pieni di play-off e molto diversi dai nostri campionati.”

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Zanin festeggia il titolo

Ecco, come funziona esattamente?

“Si può giocare nei campionati universitari fino ai 25 anni circa: se giochi nella massima serie universitaria, a fine anno puoi fare il draft e essere pescato dalle squadre di MLS. Il lato positivo è che ti offrono la possibilità di conciliare studio e sport in maniera efficientissima: le borse di studio valgono un sacco di soldi, senza di queste non so quanti di noi potrebbero andare a studiare in America. Questo sistema mi piace molto, perché il mio obiettivo è quello di laurearmi e trovarmi un lavoro, riuscendo a giocare a calcio ad alti livelli.”

Come si svolge la stagione sportiva?

“Il campionato americano inizia ad agosto e finisce, se arrivi in fondo, a dicembre. È tutto compresso in 4 mesi, abbiamo giocato 22/23 partite in 4 mesi. È molto strano, ti concentrano tutto nel primo semestre e nel secondo ti lasciano più tempo pre studiare. A essere sincero preferisco il modello italiano, con il campionato spalmato. All’inizio ero rimasto scioccato quando a novembre il mister ci ha detto che se andavamo ai national continuiamo a dicembre, se no ci fermavamo lì. E cosa faccio altri sei mesi?”

Zanin

Quanti allenamenti fate durante la settimana?

“Ne facciamo 4 quando non c’è partita, se invece giochiamo 3. E poi facciamo la pre-season, quest’anno un ritiro in Florida di 10 giorni, con doppia seduta (mattina e pomeriggio). L’organizzazione è straordinaria. Le palestre sono assurde: ogni college ha la propria palestra, gratuita, che spesso utilizziamo anche con la squadra e individualmente. Ti mettono le condizioni di stare bene. Capisci di essere davvero in America.”

E come sistema universitario invece, come ti trovi a livello di studio?

“Finalmente ho risolto il problema principale della lingua. Per fortuna all’inizio ero l’unico italiano in squadra e quindi ho dovuto imparare velocemente. Il sistema universitario americano è molto diverso dal nostro, ci sono un sacco di lezioni e test online. Per certi versi è sulla falsariga di quello liceale: ci sono varie classi per il semestre che valgono tot crediti e a fine dei quattro anni hai bisogno di 120 crediti per laurearti. Le classi a cui ti iscrivi hanno massimo 24 studenti, che alla fine sono sempre gli stessi. Per 4 mesi vedi le stesse persone: tu hai dei quiz e dei test, solitamente un mid term e un final, e insieme ti definiscono il voto finale del semestre. I voti vanno da A a D. All’inizio avevo una media tra B e C, ma da quando ho migliorato l’inglese (ora lo parlo come l’italiano) ho alzato ad A e B. Sono riuscito a ottenere la borsa di studio in California anche per meriti accademici.”

Quindi anche i coach stanno attenti alla tua media scolastica…

“Se durante l’anno non hai voti sopra alla C non puoi giocare o allenarti. Devi prima rimetterti a posto con i voti, e gli allenatori ti stanno addosso, ogni tre quattro settimane fai un meeting con i coach per fare un controllo dei risultati accademici. Se non vanno bene non sei convocato, sono molto schietti. È un metodo che funziona, perché ti porta a far bene sia sul campo che sui banchi del college.”

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Zanin alla Mercer University, in New Jersey

I giocatori più forti con cui hai giocato in USA?

“Jonas Arcalean, un attaccante tedesco. Eichii Yamaguchi, un ragazzo metà giamaicano e metà giapponese, tecnicamente fenomenale, avrà fatto 30 gol in 28 partite. In difesa ti dico Emiliano Fama, argentino. E poi Tommy Davico, uno dei più bravi terzini sinistri con cui ho giocato in America.”

I ricordi più belli della tua esperienza calcistica, italiana e americana.

“In Italia sono legati alla Sampdoria, quando in allenamento avevo la fortuna di allenarmi ogni tanto con Poli, Icardi, e di giocare le amichevoli contro la Prima Squadra. Da sampdoriano è ancora più bello. In America i campionati nazionali, dove ho giocato contro le squadre più forti di America e ho potuto girare, giocando a calcio, quasi tutti gli stati. L’anno scorso, in particolare, essere insieme a 6 italiani e vedere con loro New York (ci arrivavamo in 40 minuti di treno) è un’esperienza che mi è rimasta. Sono andato 2 volte ai National su 3, la prima volta in Arizona, e la seconda in Missouri, peccato perché se avessimo vinto gli ottavi saremmo andati in California a giocarci le fasi finali. Va bè, in un certo senso in California sono riuscito ad andarci lo stesso…”

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