Due grandi famiglie. Si riassumono così gli ultimi quindici anni di Cristiano Rossetti, ex bandiera del Little Club, 7 stagioni da giocatore e 3 da mister, oggi al San Cipriano da 6 anni. Un allenatore abituato a lavorare su progetti a lungo termine, basati sui rapporti umani ancor prima che sui – validissimi – principi di gioco. E il Sancì di quest’anno, bisogna dirlo, ha disputato una stagione incredibile appannata soltanto dal Borzoli di Valmati. Ma se i gialloblù sono il “Borzoli dei record”, forse si può anche parlare del “Sancì dei miracoli”, costruito senza “prime donne” ma capace di una cavalcata straordinaria.

Mister Rossetti, cos’è per te il calcio?

Per me il calcio è un divertimento. Anzi, uno sfogo. Quando perdo non si diverte nessuno. Ma nella mia scala dei valori non è al primo posto. Fa parte della mia vita e lo faccio con una passione esagerata, dev’essere uno svago. Ho avuto la fortuna, in 9 anni che alleno, di avere quasi sempre soddisfazioni, imparando tanti aspetti. Quest’anno sicuramente poteva essere una stagione super, secondi in campionato e in semifinale di Coppa.

Dacci una lettura della stagione, parlando anche dei vostri rivali del Borzoli.

Il Borzoli dissi ad agosto che era il “Bogliasco” della passata stagione. Con un mercato del genere non ci si può nascondere. Noi inseguitori ci aspettavamo una scivolata prima o poi, ma così non è stato. Il San Cipriano ha vinto le prime 10 partite consecutive, poi ne abbiamo pareggiata una e ci ritroviamo secondi. Moralmente è una mazzata, in qualsiasi campionato del mondo saremmo primissimi e invece siamo dietro al Borzoli. Loro sono stati bravissimi: è vero che hanno fatto il mercato migliore, ma vincere 21 partite su 21 non è mai banale. Pensa a quanto ha vinto l’Inter di Ronaldo e Vieri… poco o niente.

Merito anche del mister?

Sicuramente. Ma se posso dirti la bravura di Enrico (Valmati, ndr) si è vista ancora di più con il San Bernardino. Tutti la davano per spacciata. E invece sono arrivati a metà classifica giocando un buon calcio. Quest’anno la sua bravura è stata gestire un parco giocatori del genere.

Anche tu non sei nuovo a vittorie di campionati.

Sì, ho vinto due campionati, con Little Club e San Cipriano, ma la vittoria che ricordo con più piacere è la Coppa Italia con il Little, mentre in campionato ci siamo salvati alla penultima giornata, con sudore e fatica. In Coppa abbiamo battuto il Baiardo dei record e la Campese, vincitrice dell’altro girone. Fu un vero capolavoro, una squadra umile, cui nessuno dava un centesimo, e invece abbiamo battuto chiunque. Quando abbiamo vinto, invece, avevo due grandi squadre: al Little c’erano Veroni, Pigliacelli, Lorenzani, Di Vito, Ottazzi, Duman, Mancini e Pittaluga in porta, Provenzano, mio fratello Nicolò… al San Cipriano anche Simic, Rizqaoui, Camilleri…  era normale ci giocassimo il primato.

Come sta tuo fratello Nicolò? Ha recuperato dal brutto infortunio?

Sì, guarda, dopo un’odissea incredibile, tra la rottura del tendine d’Achille e una successiva infezione in sala operatoria è stato fermo quasi un anno. Ora era pronto a darci una mano… Purtroppo non è riuscito a rientrare per la situazione, ma per l’anno prossimo è a disposizione.

È notizia di oggi la sospensione definitiva dei dilettanti in Piemonte.

Per noi sarebbe un doppio annullamento, perché oltre ai play-off di Prima Categoria siamo anche in semifinale di Coppa Liguria, che garantisce un posto in graduatoria per i ripescaggi. Doppia beffa! Devo dire che i nostri dirigenti sono stati molto lungimiranti, tra i primi a sospendere gli allenamenti. All’inizio ci ridevano dietro, ma loro ci hanno visto lungo e hanno evitato di mettere a rischio le persone. La salute va prima di tutto: il calcio per me è superfluo, non è un lavoro e, se bisogna stare fermi, vivo bene lo stesso.

Quando si riprenderà tante società saranno in difficoltà.

Tantissime, a partire dal San Cipriano. Con i dirigenti mi confronto quotidianamente, sono seriamente preoccupati: se la federazione non si mette una mano sulla coscienza e non aiuta le società, temo che ci sarà una “selezione naturale” con l’inevitabile scomparsa di molte squadre.

Questo potrebbe portare a un eventuale vostro ripescaggio in Promozione.

Sì, ma un conto è andare in Promozione vincendo, un altro perché non ci sono squadre. Da uomo di campo, andare in Promozione in questo modo non mi farebbe né caldo né freddo. Che poi non son così sicuro che il Sancì in questo momento, con questa situazione, abbia le possibilità di farla. Però ovviamente a questo dovrebbero rispondere i dirigenti, non io!

Nei nostri “All Star Games” sei il mister più votato, ma tra i giocatori più votati, del San Cipriano non ce n’è neanche uno! Insomma, ti lancio una provocazione: gli allenatori del girone C hanno più stima di te che dei tuoi ragazzi!

Sapevo di essere il più votato perché mia figlia tiene il conto per prendermi in giro, sperando non mi voti nessuno. Essere il più votato su un sondaggio non fatto da chiunque, ma dai colleghi è una grossa soddisfazione. Mi fa piacere. Mi lascio giudicare dagli allenatori e dai giocatori che ho allenato. Non da quelli che giocano sempre titolari, ma da quelli che giocano poco o niente! Da loro hai la misura del mister che sono. Se lasci un buon ricordo anche tra i ragazzi che giocano meno hai fatto bingo. La mia fortuna è stata sempre quella di riuscire a coinvolgere tutto l’organico e di far sentire tutti partecipi.

Forse i miei giocatori non sono tra i più votati perché noi non siamo una squadra di stelle, abbiamo tanti bravi giocatori che si sono fidati della società e di me. Insieme abbiamo fatto una cosa che nessuno si sarebbe aspettato a inizio anno. Senza di noi il Borzoli avrebbe vinto il campionato a novembre.

Ci sono persone conosciute in campo con cui hai legato anche fuori?

Da giocatore, la persona con cui ho un rapporto importante è Massimiliano Salvetti. Un’amicizia che dura ancora oggi. Da allenatore ti dico Sandro Galletti, filo conduttore della mia carriera: mi dava una mano al Little Club e mi ha seguito al San Cipriano. Una delle persone a cui sono più legato, gli dico sempre che è il mio papà calcistico. Lui si arrabbia e mi dice che non è così vecchio… Tanti ragazzi mi sono rimasti nel cuore, da Veroni, Lorenzani, Di Vito, ma oggi ti dico Mattiucci, che alleno dai tempi del Little, mio fratello (ma lui non vale!) e Rizqaoui. Con loro siamo amici anche fuori dal campo. Ma sul campo riesco a trattarli da giocatori, e non da amici. Anzi, li massacro (ride, ndr). Questo lo posso dire: non ho mai trattato nessuno diversamente, sono sempre stato onesto nelle scelte. Il confronto porta sempre a una soluzione, quindi i problemi si affrontano sempre faccia a faccia e, se sono problemi di campo, davanti a tutta la squadra. Quante volte mio fratello non mi parlava alle cene con mia mamma perché non lo facevo giocare!

Tu sei uno degli allenatori più longevi del panorama ligure.

L’ambiente fa tanto. A San Cipriano e a Little Club mi sono trovato benissimo. Con questi ultimi ho fatto 10 anni tra giocatore e allenatore, è stata la mia famiglia e mi ha dato il tempo, agli inizi da mister, di sbagliare e imparare. Nessuno nasce imparato, come diceva Totò. Al Sanci ci sono tanti amici fraterni di una vita. Ovvio, ci sono stati momenti positivi e negativi, ma quando ci si confronta da persone mature i problemi si risolvono sempre.

Nel futuro di mister Rossetti c’è ancora San Cipriano?

Non so come sarà il futuro: è vero che sto benissimo e per me il Sanci è una famiglia, ma ogni tanto l’idea di provare un’esperienza in categorie superiori mi passa per la testa. Quando con il Little sono andato in Promozione sono andato via, non mi sentivo pronto. Poi l’ho fatta con il Sanci, dopo aver vinto la Prima, e non ti nascondo che oggi ho voglia di tornare a misurarmi con quella categoria. Logico che spero di giocarla con il San Cipriano, ma in questo momento, a livello personale, mi sento maturo, più pronto più che mai.

Mister Rossetti, in nove anni sulle panchine genovesi, ha sempre fatto parlare il campo, senza rilasciare troppe interviste o proclami. Oggi, con molta umiltà e consapevolezza, si sente pronto per un salto di categoria. Sarà proprio con il Sancì, la sua “famiglia”, come l’ha definita lui, o dovremo abituarci a vederlo lontano dal Grondona?  In ogni caso, buona fortuna Mister!

T.I.

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