In questo periodo di fermo forzato abbiamo intervistato Matteo Solari, che aveva smesso poco prima del Coronavirus a seguito dell’esonero dalla panchina dell’Albenga.

Matteo siamo tutti fermi come impegni la tua giornata.

“Con il mio lavoro sono impegnato almeno mezza giornata poi ti devo confessare che non ho mai fatto tanta ginnastica come questi due mesi. Un giorno si e uno no mi impegno a fare qualcosa: dai racchettoni contro il muro agli esercizi scaricati da una APP. Mi alleno sempre. Grazie all’ AIAC mi aggiorno costantemente con incontri virtuali. In queste settimane ho seguito mister professionisti come: De Zerbi, D’Aversa, Filippi (allenatore dei portieri della Juve), Brignaldello (preparatore dell’Udinese), Ulivieri. Martedì 22 aprile ci sarà Di Biagio. Tutto molto bello, divertente oltre a fare cultura calcistica. Se non ci fosse questo fermo non si farebbero questi aggiornamenti interessanti.

La quarantena ci sta insegnando che alcune tecnologie diventeranno di uso comune per questi tipi di comunicazione. I corsi di aggiornamento, ad esempio, si potrebbero svolgrere in aule virtuali aule on-Line. La tecnologia è una bella risorsa“.

Parliamo del tuo esonero. Ti aspettavi un epilogo del genere ad Albenga?

“No. Sapevo che l’aria era tesa le esigenze erano di un certo tipo… però…”

Però?

“Sono partito il 12 luglio anziché il 12 giugno, senza giocatori, senza materiale tecnico per lavorare.
Abbiamo cominciato il percorso senza un’idea di costruzione per formare una squadra equilibrata. Molti giocatori bravi, presi all’ultimo, che non erano ancora accasati in quel momento. Giovani disomogenei. Un insieme di persone che non si conoscevano. Ma nonostante tutto sono soddisfatto, perché dove c’era un prato abbiamo costruito una bella casa. Abbiamo scavato molto per realizzare delle solide fondamenta, e creato un gruppo unito e coeso. Se guardo i risultati non posso che essere contento. Siamo stati primi per alcune giornate, ed eravamo secondi alla fine del girone di andata. A me era stato chiesto di arrivare alla fine del girone di andata nelle prime tre con meno di 9 punti dalla vetta. Ero dentro i parametri richiesti dalla società. Grazie ai giocatori e a uno staff costruito dal nulla che funzionava bene: a partire dal mio collaboratore di di fiducia Stefano Prato, il Dottor Russo, i fisioterapisti Fornaroli e Finiguerra, il preparatore dei portieri Domenico Dorado, che poi è andato via per lavoro in Arabia Saudita ed è stato sostituito da Garzereo. 

I giocatori so che erano dalla mia parte e hanno chiesto alla società di non esonerarmi. Gli ultras so che non erano soddisfatti di me, ma molta parte della piazza lo era. Dico questo perché in settimana c’erano molte persone a vedere gli allenamenti, e da parte loro ho sempre avuto grande sostegno. Abbiamo perso partite per errori ed episodi sfortunati, ma avendo una filosofia e un concetto di gioco”.

Bene il girone di andata abbiamo detto. Cosa è successo dopo?

“Ci hanno penalizzato molto le allerte. I nostri antagonisti riuscivano a disputare le loro gare di domenica mentre noi no. Per diverse settimane abbiamo giocato tre partite in 7 giorni. Tutto questo ci ha tolto di mezzo alcuni giocatori importanti come Costantini, e molti altri erano stanchi e acciaccati e siamo arrivati alla fine del girone di andata ‘incerottati’: e abbiamo perso a Sestri Levante.

Comunque nel girone di ritorno siamo partiti comunque bene. Abbiamo vinto bene con Campomorone, che fino a quel momento era la rivelazione del campionato e occupava il 4° posto, e Molassana. Poi è arrivata la trasferta di Imperia, giocata su un campo in erba che avvantaggiava le caratteristiche dell’Imperia. Ad Albenga abbiamo il terreno in sintetico che privilegia le nostre caratteristiche di squadra tecnica. Nonostante questo disputammo una buona gara e perdemmo lo scontro diretto al 91° prendendo gol in contropiede, anche per un errore tattico. Quella è stata la partita della svolta in negativo. In settimana c’era tensione ci siamo allenati come se avessimo perso il campionato, mentre la realtà è che avevamo perso un incontro importante, e rimanevamo a soli tre punti dalla vetta con dodici partite ancora da disputare. Bastava non perdere al Ciccione e il morale sarebbe stato diverso“.

Dopo Imperia perdete in casa contro la Cairese…

“Partita strana quella contro la Cairese. Abbiamo giocato alla grande, dominato per lunghi tratti dell’incontro, colpito pali, traverse, grandi parate di Moraglio. La Cairese è stata fortunata e brava a sfruttare i nostri errori. Probabilmente se giocassimo altre dieci volte quella partita in condizioni di nostra miglior serenità, la gara avrebbe avuto certamente un altro epilogo. Abbiamo pagato oltre misura alcuni errori. Siamo stati molto sfortunati in quella partita: nel calcio, capita“.

 

matteo solari

 

Cosa hai provato dopo quella decisione?

“E’ chiaro che non ero contento. Non era stata fatta un’analisi completa. Nelle ultime cinque giornate abbiamo incontrato le prime quattro del campionato, con tre gare fuori casa. In quel momento l’Albenga stava recuperando diversi giocatori importanti. Non si è valutato che avremmo avuto a disposizione dodici partite per recuperare lo svantaggio con a disposizione un calendario in discesa, e che l’ultima di campionato avremmo incontrato il Sestri Levante in casa. Non è stato tenuto in considerazione che molti giocatori della nostra squadra si sono conosciuti il 12 luglio e che non avevano un vissuto assieme. Vissuto che avevano invece Imperia e Sestri Levante. Vissuto che ti permette di non perdere certe gare, come quella di Imperia e Sestri Levante. 

Accetto le decisioni della società, perchè cosi va il calcio; ma anche a distanza di mesi penso che non meritavo di essere esoneratoLo dico senza livore, con pacatezza. A prova di questo ti posso dire che anche dopo l’esonero ho fatto delle lunghe chiacchierate con il Dottor Colla. Non conosco le situazioni di Albenga città, non so se qualcuno spingeva in direzione opposta alla mia. Rimango stupito che la piazza ingauna avesse da ridire, perchè abbiamo fatto il record di punti degli ultimi 20 anni. Non posso neppure dire di patire le pressioni di tifoserie calde. Ho giocato sempre piazze importanti che pretendevano molto. Sotto pressione ho sempre fatto bene, questa volta è andata così”.

Cosa ti rimane di questa esperienza?

“Sono contento di avere ottenuto la stima dei giocatori che tuttora sento, e i numeri. In poco tempo abbiamo trovato la quadratura del cerchio, una identità di gioco. Io gioco sempre per vincere: lo scorso anno me la sono giocata e ho gettato le basi di una Cairese che ancora oggi ha a disposizione una rosa che per buona parte ho costruito anche io, con il mio lavoro. Anche quest’anno sarebbe andata cosi. Alla fine del girone di andata eravamo il 2° miglior attacco e la miglior difesa del campionato.”

Cosa non rifaresti e cosa pensi di avere sbagliato?

“Ho sicuramente commesso alcuni errori come molti allenatori possono fare, ma se ripenso ai sette mesi trascorsi ad Albenga posso dire che è stato un percorso straordinario sono fiero di quello che abbiamo costruito”.

C’è una partita in particolare?

“In finale di Coppa Italia di Eccellenza ho dovuto togliere Marquez perché dopo essersi procurato il calcio di rigore e conseguentemente aver fatto espellere Del Nero, aveva subito una ammonizione ed era particolarmente nervoso a rischio espulsione. Scendendo negli spogliatoi l’arbitro mi disse di tenerlo calmo perché alla prima intemperanza gli avrebbe mostrato il secondo cartellino giallo. Tornassi indietro lo sostituirei ancora, ma farei entrare un altro giocatore perché il sostituto da me scelto in quella occasione non era riuscito ad entrare in partita”.

Cosa fa Matteo Solari allenatore per migliorare?

“Mi faccio mille esami di coscienza anche quando vinco perché so che ho ancora tanto di imparare e da migliorare, e non ho la verità in tasca. Di sicuro ho sempre dato il massimo, metto molta passione. Pensa, è anche successo di svegliarmi di notte per prendere qualche appunto perché nel dormiveglia mi veniva qualche ispirazione da provare. Poi ci vuole anche competenza oltre la passione, quella anche se ti impegni o ce l’hai o non ce l’hai. E’ importante avere empatia con lo spogliatoio e, di volta in volta, cercare di capire le esigenze del singolo giocatore per farlo rendere al meglio”.

Come era il Matteo Solari da Giocatore?

“Da giocatore ho vinto un paio di campionati di di Serie D. Ho disputato diversi tornei di Serie C1 e C2. Avevo una personalità importante nello spogliatoio, anche a 25 anni. Le circa cinquecento partite disputate dalla Serie A alla Promozione facevano in modo che i miei compagni si appoggiassero a me in alcune circostanze. Queste esperienze ti aiutano molto quando decidi di fare l’allenatore. Sono momenti di spogliatoio, momenti di calcio che ho respirato in prima persona. Situazioni di campo che si ripetono, momenti che ho memorizzato, che riconosci per situazioni che hai già vissuto e dei quali trovi la soluzione; momenti che altri allenatori che non hanno giocato a certi livelli, non hanno vissuto: ti garantisco che fanno la differenza”.

La crisi economica metterà in difficoltà le società cosa ne pensi? Che suggerimenti dai per la chiusura di questo campionato?

“Ci sarà una selezione. Diverse società di calcio andranno in difficoltà economica. Non saprei neppure quale decisone sia la più corretta prendere da parte degli organi competenti. Mi sento di dire che la meno penalizzante sia quella di sospendere i campionati, promuovere le prime in classifica e bloccare le retrocessioni. Però deve essere uniforme in tutte le regioni”.


Come cambierà le nostre vite il il COVID-19?

“Sì dovrà stare più attenti: si cambierà il modello di vita, dovremo girare con mascherine e guanti fino a quando non si raggiungerà l’immunità di gregge, o si scoprirà qualche medicina che risolva il problema. Di positivo ci ha aiutato a scoprire la tecnologia in nostro possesso e adeguarla in maniera proficua alle nostre esigenze”.

Cosa pensi di questa Pandemia?

“Premesso che non sono un complottista, leggo sul “il Sole 24Ore” che in Italia, dal 1° gennaio al 30 aprile 2019, ci sono stati 231 mila, mentre dal 1° gennaio al 13 di aprile 2020 i decessi sono stati 195 mila. Sicuramente è un virus che è molto di più forte di una influenza importante, perché colpisce in maniera mortale anche persone in salute. Bisogna capire quanto c’è di vero di quello che ci dicono. Io credo che grazie a questo problema, ci sia un numero esiguo di persone che guadagna, in un minuto, quello che molti di noi guadagnano in un mese. Persone che decidono l’economia mondiale. Sono sicuro che dietro ci sia un business economico. Speriamo che al più presto, ci facciamo vivere la nostra piccola vita, ma in serenità”.

Concludendo cosa puoi dire su questo argomento?

Vivere con la paura equivale a non vivere”.

 

Intervista di: Claudio Bianchi


Questo era MATTEO SOLARI in “L’UOMO DEL GIORNO”, la rubrica di Dilettantissimo dedicata ai volti noti del calcio dilettantistico ligure.


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