Ad Albenga il calcio è sempre stato importante.

Quel classico passatempo domenicale in una città di lavoratori, nel corso della storia del club ingauno, ha suscitato sempre emozioni contrastanti. Da qualche anno a questa parte, la voglia di riscatto albenganese è cresciuta a dismisura e, con l’ingresso della famiglia Colla, l’entusiasmo sembra essersi riacceso esponenzialmente.

La parola chiave del progetto bianconero pare essere “ambizione”, e questa la si sta vedendo in molteplici situazioni. Qual è la parola che meglio si sposa con “ambizione”? Non tanto “vittoria”, termine anch’esso importante, quanto “giovani”, specialmente a livello locale.

Quando un ragazzo delle giovanili viene chiamato in Prima Squadra non è solo un successo per il ragazzo stesso, ma per un’intera società. L’ambizioso progetto dell’Albenga ha bisogno anche di questo, vista la necessità di avere giocatori pronti e, se possibile, della “cantera”.

Dopodiché bisogna lasciarli fare, lasciando loro lo spazio e la fiducia che possa permettergli di tirare fuori il massimo potenziale, arrivando a diventare parti integranti del progetto.

In questo modo, se gli obiettivi sportivi vengono raggiunti, si è ancora più soddisfatti perché si ha vinto due volte.

E al Riva si comincia a sentire qualche nome nuovo, su tutti questo: Carlo Nardi.

A di Albenga e ambizione, N di Nardi e novità.

I presupposti già ci sono, ma andiamo a conoscere meglio il marcatore del video. Classe 2002, attaccante centrale, fisico e prestante atleticamente, Nardi si è sempre contraddistinto a livello giovanile, vincendo due campionati regionali consecutivi con la maglia del Savona.

Tanti gol e tanta spinta, requisiti che gli hanno permesso di entrare stabilmente nella Prima Squadra più sognatrice del campionato di Eccellenza, quella che vuole rinascere per tornare grande: quella della sua città. Nelle partite amichevoli che si stanno svolgendo ultimamente, nel tabellino dei marcatori si è letto spesso il nome di Carlo, a dimostrazione del fatto che si tratti di un giocatore di grande prospettiva.

Oggi, per conoscerlo ancora di più, abbiamo il piacere di fargli qualche domanda.

Iniziamo:

Carlo, nuova stagione in arrivo. Com’è stato per te stare per così tanto tempo lontano dal rettangolo verde?

“Stare così tanto tempo senza giocare è stato veramente pesante. Questo perché il calcio nella mia vita ha un ruolo importantissimo, a tal punto che mi occupa molto tempo nell’arco delle mie giornate e, non giocarci per così tanto tempo, le ha rese di gran lunga più vuote. Insomma, non mi sentivo vivo come quando sapevo di dover andare ad allenamento e, aver ricominciato, è una bella cosa per tornare a stare bene come prima”.

Nel periodo pre covid, elemento di supporto alla prima squadra. Nel post covid ne sei diventato parte integrante. Te lo saresti mai aspettato? Ci racconti il tuo primo contatto con la Prima Squadra?

“Lo scorso anno credo di aver fatto bene, arrivando in una nuova società che crede in me e, con tanto lavoro, spero di ripagarla di tutta questa fiducia. Il mio primo contatto con la Prima Squadra è stato dopo una partita contro la Cairese, dove il mister della Prima mi chiamò e mi disse che il giorno dopo avrei dovuto andare in panchina in Eccellenza. Sinceramente, da lì in poi mi sarei aspettato di tornare con i miei compagni della Juniores, mentre in realtà da quel giorno in poi ho iniziato ad allenarmi con loro, fino a diventare parte integrante del gruppo. È stata una bellissima esperienza e, farne parte sin dall’inizio, è altrettanto bello e positivo”.

 Tu sei proprio un ragazzo del posto. Quali sensazioni hai nell’indossare la maglia della squadra della tua città?

“La sensazione più ovvia penso sia la gioia. Avendo passato 18 anni nella mia vita in questa città e adesso indossare la maglia della squadra di calcio, credo sia qualcosa che tutti vorrebbero fare. Sono davvero contento perché avrei voluto già vestirla qualche tempo prima, solo che le varie occasioni che si sono presentate me lo hanno sempre impedito. Ora devo mettermi sotto e lavorare, per indossarla ancora e onorarla al meglio”.

Come ti stai trovando con mister Grandoni?

“Si tratta di una bravissima persona, che sa quello che vuole, che sa come far giocare i propri giocatori e tiene tanto ad essi. Da lui sto ottenendo tantissime possibilità di mettermi in mostra e sono molto felice di questo, perché mi sta dando sicuramente molto di più di quanto io abbia avuto l’anno scorso. Spero di continuare a lungo questo percorso insieme a lui perché mi sto trovando veramente molto bene”.

Al Savona hai fatto due anni importanti a livello giovanile, togliendoti molte soddisfazioni non solo personali ma anche di squadra. Come hai seguito il tracollo del club biancoblu?

“I due anni a Savona sono stati tra i più belli che io abbia mai passato. Abbiamo vinto due campionati regionali di fila e, il secondo anno, siamo andati a fare le finali nazionali arrivando tipo quarti o quinti. Poi con i compagni e con il mister c’è stato subito un bellissimo legame, con qualche divergenza ogni tanto ma ci può stare, perché non è tutto rose e fiori in un percorso. Tuttavia, da questi due anni ho appreso veramente tanto calcisticamente ma, cosa molto importante, anche caratterialmente. Quindi io posso solo ringraziare il mio mister del Savona e i miei compagni di quelle due annate. Per quanto riguarda il fallimento, mi dispiace ma adesso non mi stare a pensare a quello che era prima il Savona. Quello che è adesso è un’altra cosa, se è fallito un motivo ci sarà e quindi non ci do tanta importanza, preferisco pensare al presente e al futuro”.

Ci sono dei giocatori a cui ti ispiri? Anche compagni di squadra

“Penso che ogni ragazzo della mia età abbia il suo idolo. Io, personalmente, non ne ho uno, anche perché il calcio non lo seguo tanto in televisione, preferisco giocarlo. Però, le poche volte che l’ho visto, mi sono sempre ispirato a più giocatori. Non sto a fare nomi perché ce ne sono tanti, ma anche calciatori normali che nel mio ruolo facevano bene e gli piacere perché facessero bene. Per quel che riguarda i compagni di squadra, li reputo davvero un modello da seguire, visto che se sono arrivati a giocare a certi livelli un motivo ci sarà. Quindi da loro mi piace apprendere tanto, perché dai consigli dei giocatori più esperti si può davvero costruire le basi di un bel percorso”.

A mio parere, trovare attaccanti giovani come te è una rarità: fisicità, atletismo e freddezza sotto porta sono quelle caratteristiche che portano lontano. Ecco, una domanda al contrario: quale caratteristica pensi che ti manchi e come puoi fare per sopperire a questa mancanza?

“Credo che mi manchi un po’ di cattiveria agonistica: quando si perde palla devo recuperarla subito, devo avere più voglia degli altri nel fare un contrasto, andare a saltare di testa…

È quella qualità che non puoi allenare sempre. Se ce l’hai sei un passo avanti agli altri, altrimenti devi fare di tutto per tirarla fuori, lavorando duramente tutta la settimana su tutte quelle cose che formano la cattiveria agonistica. Il resto mi viene abbastanza naturale e ne sono contento, però questa cosa la voglio assolutamente fare mia”.

Chiudiamo con una tua sensazione. Quali speranze hai per questa nuova e insolita annata?

“La mia speranza è di riuscire a vincere questo campionato, un obiettivo importante a cui tutti teniamo.

Non è qualcosa di impossibile, ma sicuramente non sarà affatto facile visto che non giochiamo da soli.

Sono convinto che insieme ce la faremo. Tutto l’ambiente Albenga unito è una forza straordinaria e, con il sostegno di tutti, sono sicuro che si possa fare.

Per quanto riguarda le speranze personali, vorrei togliermi qualche piccola soddisfazione cercando di fare bene, aiutando tutti il più possibile, per diventare un giocatore fondamentale per la squadra”.

Intervista di Davide Firpo 

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