Quali sono i fattori che potrebbero far vacillare il sistema dilettantistico nei prossimi mesi? Questa è la domanda a cui ha tentato di rispondere un interessantissimo articolo apparso su Calcio e Finanza.

Si tratterebbe di un’analisi molto complicata, dal momento che le situazioni territoriali coinvolte risultano essere molto diverse tra di loro. A differenza del professionismo, che deve affrontare principalmente due problematiche (ricavi da stadio con le partite a porte chiuse, che rappresentano infatti il il 10% del ricavo aggregato del calcio professionistico; diritti TV, 35%), il dilettantismo si differenzia anche a seconda delle categorie (che sono sei, più i settore giovanili, il calcio femminile e il futsal).

I RICAVI DA STADIO

I mancati ricavi da stadio possono risultare un danno anche in Serie D,  per un mancato introito che mediamente potrebbe aggirarsi tra i 12 e i 15 mila euro (potrebbe superare i 20 mila per le squadre più seguite: fatta eccezione naturalmente per il Palermo che può arrivare a ricavare anche oltre 500 mila euro nelle sole tre partite casalinghe ancora da disputare): nella massima serie dei dilettanti questa mancata entrata può diventare un problema insormontabile per quelle società che hanno una tifoseria numerosa su cui fare affidamento (senza contare gli eventuali rimborsi, tra l’altro, per gli abbonamenti sottoscritti a inizio stagione). 

Ancora differente è l’analisi da svolgersi per le categorie inferiori dove invece i ricavi di questo tipo in genere vengono utilizzati per coprire i costi di gestioni connessi all’attività continuativa dello sport (utenze, trasporti, lavanderia, ecc.). Ecco il grafico (fonte: Calcio e Finanza):

L'impatto del Coronavirus sul calcio dilettantistico - I mancati ricavi da stadio

 

I RIMBORSI

Esiste ancora un’altra differenza tra Serie D e categorie minori. In Serie D i calciatori devono necessariamente, al momento della firma, sottoscrivere con la società sportiva un accordo di tipo economico per far sì che il tesseramento risulti valido (sino a un max lordo di 30.658,00 da corrispondersi in 10 rate di pari entità). Per i rimborsi sino ai 10 mila euro non viene applicata nessuna imposizione fiscale. Vincolo che può avere anche natura pluriennale (sino a 3 stagioni sportive) secondo la modifica dell’art. 94 NOIF introdotto nel 2018. E lo stesso è valido anche per i tesserati come Collaboratori della Gestione Sportiva che abbiano l’abilitazione FIGC (in questo caso però l’accordo economico è facoltativo). Per questo motivo le società rischiano molto a non rispettare questi contratti e, per questo, le squadre di Serie D sono quelle più a rischio in una situazione altamente instabile e incerta come questa (non è però da escludere che si possano trovare degli accordi con AIC riguardo i compensi dei calciatori di Serie D). Per le categorie inferiori, il discorso naturalmente risulta diverso: non ci sono accordi economici sottoscritti da rispettare.

SPONSOR A RISCHIO

In Serie D, le squadre hanno come principale fonte di ricavo una serie di sponsorizzazioni da parte delle imprese locali. Generalmente, si tratta di accordi verbali tipo fiduciario, ed è chiaro che in questa situazione di emergenza gli importi delle sponsorizzazioni siano venuti meno (diventando, probabilmente, irrecuperabili). 

Il discorso sponsor è estendibile anche alle categorie minori, con la differenza che più scendiamo, più gli sponsor sono inferiori a livello numerico ed economico. 

L’IMPATTO SULLE SCUOLE CALCIO

Tantissime società ottengono la maggior parte degli introiti totali dalle iscrizioni dei bambini alle scuole calcio. Anche in questo caso, non tutte le società hanno riscosso il totale delle iscrizioni. Considerando una media quota d’iscrizione annuale di 300 euro, ecco un grafico che spiega come variano le perdite realtive alla stagione in corso al variare della numerosità degli iscritti alla scuola calcio:

L'impatto del Coronavirus sul calcio dilettantistico - Le potenziali perdite legate alle scuole calcio

GLI AIUTI ECONOMICI

In questa situazione di emergenza, dovrebbe arrivare l’intervento delle Regioni che prenderanno i loro provvedimenti interni al fine di finanziare il rilancio delle associazioni sportive (soprattutto nelle aree più colpite). La passione non sarà più sufficiente: la FIGC, la LND e il Ministero dello Sport “sono di fronte ad una sfida ardua, da vincere necessariamente”

Analisi a cura di Leonardo Fontana (Calcio e Finanza)


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